Cioccolato italiano a rischio: perché si parla dello scontro tra Caffarel e Lindt

La storica Caffarel, azienda che ha fatto conoscere il gianduiotto nel mondo, va verso un piano di maxi licenziamenti: cosa c'entra la Lindt

La Caffarel, società che fa parte del gruppo Lindt, colosso mondiale nel settore del cioccolato, ha attivato la procedura di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per 90 lavoratori, operai e impiegati. Lo ha annunciato l’azienda ai sindacati, che hanno chiesto di attivare strumenti alternativi come i contratti di solidarietà.

Il rischio è che un quarto del personale della Caffarel, nata nel 1826 fa e famosa in tutto il mondo per i gianduiotti, venga licenziato. Si tratta di lavoratori impiegati a Luserna San Giovanni, provincia di Torino.

Cioccolato italiano a rischio: perché si parla dello scontro tra Caffarel e Lindt

La Caffarel ha spiegato che da anni l’equilibrio economico è negativo, e a causa della pandemia lo stato di crisi è peggiorato in maniera ancora più repentina di quanto ci si aspettasse.

La Flai, sindacato di categoria della Cgil che organizza i lavoratori agricoli e i lavoratori dell’industria di trasformazione alimentare, confida nella riqualificazione professionale e in un rilancio, da parte della Lindt, che preveda investimenti tecnologici e produttivi, oltre all’implementazione dei flussi di lavoro.

Il sindacato si è ovviamente opposto ai licenziamenti, soprattutto “in un contesto di transizione e ripartenza del Paese, nel quale è in atto una discussione da parte del Governo sulla riforma degli ammortizzatori sociali”.

Cioccolato italiano a rischio: le critiche mosse alla Lindt

Nel 1998 la Caffarel è stata acquistata da Lindt & Sprüngli, diventando una delle aziende più redditizie di quelle controllate dalla multinazionale svizzera. Un portavoce della Caffarel, citato dal Corriere della Sera, ha di non essere in grado di “confermare i 90 esuberi”.

Posizione invece più netta quella dei sindacalisti, che invece si aspettano imminenti licenziamenti. Nelle scorse settimane, infatti, l’ad di Caffarel, Benedict Riccabona, ha detto di essere in ferie e di non poter partecipare al tavolo con i sindacati all’Unione industriale di Torino.

Riccabona è nato in Austria, è stato responsabile di Lindt in Cina, e in due anni in qualità di ad di Caffarel sarebbe ‘accusato’ di non aver neppure provato a imparare l’italiano.

In Italia, Lindt è presente a Induno Olona (nel Varesotto): lì ha uno stabilimento di produzione e un canale retail dedicato alla vendita al pubblico. Oltre, ovviamente al 100% di Caffarel.

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