Cig Covid gratuita e licenziamenti bloccati fino a marzo

Vertice a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte trova la mediazione sul lavoro con i sindacati e Confindustria

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato che il blocco dei licenziamenti individuali e collettivi sarà prolungato fino al 31 marzo (e non fino al 21, hanno riferito fonti del Tesoro) e che la cassa Covid sarà gratuita per i datori di lavoro. Lo sarà per altre 12 settimane, indipendentemente dalle perdite di fatturato. Uno sforzo finanziario, lo ha definito il premier, per dare un messaggio a tutto il mondo lavorativo di certezza e sicurezza. Le proposte sono state accolte da Cgil, Cisl e Uil.

L’operazione è stata resa possibile grazie a un’articolazione diversa dei fondi previsti nella legge di Bilancio 2021, predisposta dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: 5 miliardi, che si aggiungono a 1,1 miliardi stanziati nel decreto Agosto. I primi 2 sono stati già impiegati per finanziare le prime 6 settimane della nuova Cassa Covid previste dal decreto Ristori, gli altri 4 verranno invece utilizzati da gennaio.

Cassa Covid, cosa prevede il piano del governo

La cassa Covid sarà quindi prorogata per altre 12 settimane, per arrivare in totale a 18 sommando le 6 previste dal decreto Ristori (dal 16 novembre al 31 gennaio), in vigore dal 29 ottobre e all’esame del Senato. I sussidi, che saranno concessi quindi fino alla metà/fine di marzo, sono previsti dalla legge di Bilancio: il costo stimato è di circa 4 miliardi.

Per Confindustria la proroga del blocco dei licenziamenti per ragioni di emergenza è giustificata se, per le imprese che utilizzano la cassa Covid, l’accesso non prevede alcuna contribuzione. E in effetti il presidente del Consiglio ha confermato l’assenza di costi.

Licenziamenti bloccati: cosa dice il decreto Ristori

Il decreto Ristori prevede il divieto di licenziamenti fino al 31 gennaio 2021, ma il termine potrebbe essere appunto rivisto dopo la decisione del governo di estendere il divieto stesso fino a marzo. Il decreto attende di essere convertito in legge: l’avvio dell’esame del provvedimento è previsto per il 4 novembre.

La norma al momento sospende, fino al 31 gennaio 2021:

  • mobilità, licenziamenti collettivi, riduzione del personale;
  • procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo: licenziamenti individuali per motivi economici, in base all’articolo 3 della legge 604/1966;
  • procedure in corso di licenziamento per giustificato motivo oggetti nelle aziende oltre i 15 dipendenti (articolo 7 legge 604/66).

Ci sono però delle eccezioni. Ossia, il divieto di licenziamenti non si applica nel caso di:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguente alla messa in liquidazione senza continuazione, anche parziale, dell’attività;
  • liquidazione senza cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile;
  • accordo collettivo aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo (a questi lavoratori spetta la Naspi);
  • fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, o quando ne sia disposta la cessazione. In caso di esercizio provvisorio per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti nei settori che chiudono.

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