Multinazionale annuncia licenziamenti di massa in Italia: le sedi a rischio chiusura

Un'altra multinazionale pronta a chiudere i battenti in Italia

Dopo la crisi del 2019, che ha portato Bosch a chiudere l’anno con un calo del fatturato dell’8,4%, la continua contrazione del mercato diesel non ha migliorato le sorti dello stabilimento di Bari. Per questo motivo, a distanza di due anni, la multinazionale ha fatto sapere che ha intenzione di procedere con il licenziamento di 620 dipendenti, al momento impiegati in Puglia.

Un’altra multinazionale chiude in Italia a causa del Covid

Già nel 2019, la crisi economica scatenata dal Covid aveva reso difficile fare previsioni ottimistiche sulla ripresa. La pandemia, però, ha di certo influito sui bilanci, costringendo Bosch a prendere la drastica decisione che, adesso, non sta facendo dormire a sonni tranquilli i dipendenti dello stabilimento di Bari.

“Si è svolto ieri l’incontro con il management italiano di Bosch per il sito di Bari. Lo stabilimento pugliese, la cui produzione è concentrata maggiormente su componentistica per motori diesel, è l’unico in Italia a soffrire una crisi accentuata dalla pandemia e dalla mancanza delle forniture che di fatto ha fatto crollare ulteriormente il mercato dell’auto in Europa – aveva fatto sapere il sindacato Fiom-Cgil a novembre tramite una nota stampa -. Le azioni messe in campo fino ad oggi con la diversificazione dei prodotti e l’arrivo di alcune produzioni da altri stabilimenti, per effetto della contrattazione per la solidarietà tra siti, non bastano a scongiurare il rischio di centinaia di esuberi”.

Un epilogo, quello di oggi, che per certi versi sembrava già annunciato.

Bosch annuncia 620 esuberi: la reazione dei sindacati

Una volta diffusa la notizia relativa ai 620 esuberi Bosch, non è tardata ad arrivare la replica dei sindacati.

“Sconcerto e preoccupazione per la notizia dell’annuncio da parte di Bosch degli esuberi sul sito di Bari – ha commentato il segretario generale della Fiom Cgil di Bari Ciro D’Alessio -. Sconcerto perché ci tocca scoprire dai giornali che 620 lavoratori rischiano di perdere il lavoro. Sono state completamente ignorate le continue richieste di incontri da noi sollecitati. Preoccupazione perché ancora oggi la Bosch manca di un piano industriale che guidi il sito di Bari verso una reale transizione”.

“Cadute nel vuoto le nostre richieste di avviare tavoli ufficiali dove discutere del sito barese – ha poi concluso lo stesso -. invitiamo l’azienda a convocare quanto prima le organizzazioni sindacali per aprire una discussione vera sul futuro di quello che è lo stabilimento Bosch più grande in Italia”.

E a proposito di posti di lavoro a rischio nel 2022: qui il report sulle professioni che potrebbero essere sostituite presto dai robot.