Bonus lavoro: le agevolazioni per chi vuole assumere nel 2023

Con la legge di bilancio 2023 è stata inaugurata una nuova stagione per il lavoro: di seguito tutti i bonus e le nuove misure approvate dal governo Meloni

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Federica Petrucci

Consulente del lavoro, redattore

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Con la legge di bilancio 2023 è stata inaugurata una nuova stagione per il lavoro, non solo bonus ma anche fondi e nuove misure ad hoc per favorire le assunzioni e l’occupazione di determinate categorie di soggetti.

Vediamo, nello specifico, quali sono i programmi del governo Meloni.

Tutti i bonus e le agevolazioni per il lavoro approvati con la Manovra 2023

Il “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha previsto tutta una serie di interventi destinati a famiglie, imprese e lavoratori.

Concentrandoci sul versante lavoro, tra gli interventi approvati con la Manovra 2023 ci sono:

  • l’agevolazione per l’assunzione di percettori del Reddito di Cittadinanza sotto forma di esonero totale (nel limite di 8.000 euro) per le assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2023 (qui, a proposito, come sono cambiati i requisiti per ricevere la card RdC);
  • l’agevolazione per l’assunzione di donne e giovani in caso di assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2023;
    l’estensione a tutto il 2023, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, dell’esonero dal versamento del 100% dell’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’IVS per le nuove iscrizioni di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali con età inferiore a quarant’anni;
  • un bonus una tantum per i dipendenti pubblici, nel solo anno 2023, da corrispondere per tredici mensilità, nella misura dell’1,5 per cento dello stipendio con effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza.

In quest’ottica si inserisce anche il taglio del cuneo fiscale per l’anno 2023 (qui di quanto fa aumentare gli stipendi nel 2023), con un incremento (rispetto al 2022) al 2% per i redditi annui sino a 35.000 euro e al 3% per quelli sino a 25.000 euro dell’esonero sulla quota dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori per i rapporti di lavoro dipendente ad eccezione di quelli di lavoro domestico.

Tutte queste disposizioni, bisogna infine specificarlo, valgono per i rapporti di lavoro dipendente, sia instaurati che da instaurare.

Nuovi fondi per il lavoro

Il Governo Meloni con la legge di bilancio 2023 ha stanziato anche tutta una serie di risorse volte a incrementare fondi destinati ai lavoratori e alle imprese. Nello specifico:

  • è stato incrementato il Fondo lavoratori dello spettacolo, con 60 milioni di euro per l’anno 2023, 6 milioni di euro per l’anno 2024 e 8 milioni di euro per l’anno 2025;
  • è stato istituito il Fondo per accrescere il livello professionale nel turismo, al fine di favorire il miglioramento della competitività dei lavoratori del comparto del turismo, nonché di agevolare l’inserimento di professionisti del settore nel mercato del lavoro. Il Fondo avrà una dotazione pari a 5 milioni di euro per l’anno 2023 e a 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025;
  • sono state stanziate ulteriori risorse per il Fondo sociale per occupazione e formazione per il rifinanziamento.

Inoltre, la legge di bilancio 2023 ha stanziato nuove risorse per:

  • il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità;
  • il Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza;
  • il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani;
  • il Fondo per la crescita sostenibile.

In particolare sono stati versati 2 milioni di euro per l’anno 2023 e 7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024, per il Piano nazionale di azione contro tratta e sfruttamento, mentre per il finanziamento degli interventi a sostegno della nascita e dello sviluppo di imprese cooperative, costituite dai lavoratori per il recupero di aziende in crisi e per i processi di ristrutturazione o riconversione industriale, è stata incrementata di 1,5 milioni di euro per l’anno 2023 e di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024 la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile.

I bonus lavoro ancora validi nel 2023

Ai bonus lavoro della Manovra 2023 si aggiungono quelli che, negli scorsi anni, sono stati approvati e prorogati dai precedenti governi, fino ad essere validi ancora oggi.

In particolare, c’è il bonus decontribuzione sud, uno sgravio contributivo per le aziende del sud che punta a contenere gli effetti dell’epidemia Covid-19 sull’occupazione e a tutelare i livelli occupazionali in aree con gravi situazioni di disagio socioeconomico. Si rivolge ai datori di lavoro privati con sede in:

  • Abruzzo;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Molise;
  • Puglia;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

In caso di rapporti di somministrazione la sede di lavoro rileva il luogo dove si svolge la prestazione, mentre rimangono invece escluse da questo incentivo le imprese dei settori finanziario e agricolo e datori di lavoro domestico.

Se in possesso dei requisiti sopra esposti, ai datori di lavoro privati è riconosciuta un’agevolazione le cui percentuali variano a seconda delle annualità delle contribuzioni (sono esclusi dal calcolo della contribuzione i premi e contributi dovuti all’Inail):

  • sino al 31 dicembre 2025, esonero del 30% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro;
  • per gli anni 2026 e 2027, esonero del 20% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro;
  • per gli anni 2028 e 2029, esonero del 10% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro.

Ancora attivo nel 2023 è anche il cd. bonus assunzioni genitori, ovvero un bonus una tantum pari a 5 mila euro riconosciuto ai datori di lavoro che assumono giovani over 35 con figli minori a carico. Mentre per le assunzioni di lavoratori o lavoratrici over 50 per le aziende è ancora riconosciuto lo sconto pari al 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. Lo stesso spetta in caso di assunzioni di persone in sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori in congedo di maternità, paternità, parentale e per malattia del figlio (questa volta però la decontribuzione del 50% spetta per un periodo massimo di 12 mesi e fino al compimento di un anno di età del minore o per un anno dall’accoglienza in caso di affidamento o adozione).

Confermati anche gli incentivi a favore dei datori di lavoro che assumono disabili. Le tipologie di incentivo in questo caso sono due, quindi spetta:

  • il 70% della retribuzione mensile lorda, per un periodo di 36 mesi, in caso di assunzione di disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% o con minorazioni ricomprese tra la 1a e la 3a categoria;
  • il 35% della retribuzione mensile lorda, per un periodo di 36 mesi, in caso di assunzione di disabili con riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79% o con minorazioni ricomprese tra la 4a e la 6a categoria.

Prorogato, infine, anche l’incentivo per l’assunzione di percettori Naspi, che riconosce al datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato lavoratori disoccupati, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un contributo mensile pari al 20% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Restano valide anche le disposizioni per le aziende che assumono lavoratori in cassa integrazione straordinaria da almeno tre mesi (ovvero contribuzione al 10% e un contributo mensile pari al 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore per un periodo variabile in base all’età di quest’ultimo).

Gli obiettivi del Ministero del Lavoro

Prima dell’approvazione delle misure inserite in legge di bilancio, il Ministero del Lavoro ha presentato a dicembre quelle che sarebbero le nuove linee programmatiche 2023 del dicastero.

La semplificazione è tra i primi obiettivi del mandato, a partire dalla contrattualistica dei rapporti di lavoro fino ad arrivare agli adempimenti su piattaforme digitali con interoperabilità e precompilazione dei dati e alla razionalizzazione delle agevolazioni per le assunzioni.

Inclusione e coesione sono però le parole chiave nell’approccio alle politiche occupazionali. “Nel 2023 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tenderà alla crescita delle sinergie pubblico/privato nello sviluppo delle politiche attive e nella formazione e, sempre all’interno delle azioni previste dal PNRR, all’implementazione del sistema di certificazione delle competenze e al rilancio di sistema duale e contratto di apprendistato” si legge in una nota pubblicata sul sito governativo.

Un ampio capitolo però delle linee programmatiche riguarda la riforma del Reddito di Cittadinanza, a partire dalle verifiche sulla legittimità della fruizione della misura (qui gli esclusi), il contrasto del lavoro sommerso e un’azione importante in materia di sicurezza sul lavoro e di ammortizzatori sociali.

Tutti obiettivi questi che si inseriscono sicuramente in un quadro complesso, con una crisi economica dilagante e aziende e cittadini sempre più provati dall’inflazione e dall’instabilità dei mercati. Mantenere gli equilibri, quindi, è importante tanto quanto mantenere gli impegni presi.