Bonus imprenditrici, perché per i giudici è discriminazione maschile

La decisione arriva dal TAR della Puglia dopo il ricorso di un cittadino della provincia di Lecce

Lo ha deciso la sezione di Lecce del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Puglia. In una gara pubblica, assegnare un bonus a un’azienda sulla base unicamente del fatto che essa vede a capo una donna è illegittimo. Perché? Per i magistrati della giustizia amministrativa, si tratterebbe di una “discriminazione al contrario”, insomma, in altre parole, si tratterebbe di una discriminazione per i maschi e operata sulla base del sesso, che la Costituzione italiana, quindi, vieta.

In cosa consiste la decisione del TAR della Puglia, che ha parlato di “discriminazione al contrario”

Così il TAR della Puglia accoglie il ricorso di un imprenditore del Comune di Salve, in provincia di Lecce. L’anno scorso, l’uomo era arrivato secondo in una gara pubblica indetta dal Comune di Salve per l’assegnazione di un posteggio per l’attività di commercio pubblico nella Marina di Pescoluse, per un furgoncino destinato alla vendita di bevande e di cibi.

A classificarsi prima, vincendo così la gara, un’imprenditrice. Che ha raggiunto la cima del podio proprio grazie al contestato (dai giudici) bonus per l’imprenditoria femminile, che ha assegnato alla donna un punto in più sulla base sia del genere, sia del ruolo.

Le motivazioni della posizione dei giudici, che hanno parlato di “discriminazione maschile”

La disposizione dell’avviso pubblico, dal punto di vista dei giudici del TAR, che ha previsto l’assegnazione tout court di un ulteriore punto per l’impresa femminile, viola il divieto, normativamente imposto, in primo luogo dalla Costituzione della Repubblica italiana, di ogni discriminazione sulla base del sesso.

La disposizione, continuano i decisori, “ridonda in una previsione oggettivamente discriminatoria per il sesso maschile, ossia in una sorta di discriminazione a contrario. La contestata disposizione dell’Avviso pubblico in questione – è il ragionamento – seppure iscrivibile nell’alveo delle misure di sostegno alla imprenditoria femminile, adottate con il meritorio obiettivo di promuovere le pari opportunità in un settore evidentemente caratterizzato da un tasso di disparità uomo-donna, viola i principi di non discriminazione e di parità di trattamento tra donne e uomini, sanciti dalle plurime disposizioni sovranazionali, costituzionali e legislative, oltreché dei principi, di derivazione comunitaria, di concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione fra operatori economici”.

Sulla parità tra donne e uomini si è espresso Mattarella in un discorso senza mezzi termini (qui cosa ha detto), mentre c’è chi guarda ai fondi europei per la ripresa come a un’occasione irripetibile per ridurre il gender gap (qui tutti i dettagli).

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Bonus imprenditrici, perché per i giudici è discriminazione maschile