Coronavirus, nasce l'”Airbnb” per i lavoratori in smart working

L'obiettivo è quello di adattare l'offerta delle case-vacanza alle esigenze dei tempi. Intanto, Airbnb punta sulle esperienze digitali

Tra le società che più potrebbero risentire delle conseguenze della crisi Covid-19, spicca Airbnb, famoso portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con affittuari in varie parti del mondo. Non c’è da stupirsi, del resto: l’intero settore turistico è stato pesantemente svantaggiato dal lockdown e dallo stop globale agli spostamenti. E a inizio aprile, secondo il Financial Times, il valore stimato della società sarebbe precipitato da 35 a 26 miliardi di dollari.

Da case-vacanza a smart office

Così, tra gli host di Airbnb c’è anche chi sta provando ad adattare la propria offerta alle esigenze dei tempi: non più case-vacanza, ma luoghi dove poter lavorare da remoto in piena tranquillità. La soluzione dei coworking, naturalmente, non è adatta al periodo, visto che mantenere il distanziamento sociale è prioritario. Per questo, tra i lavoratori potrebbe delinearsi l’esigenza di trovare spazi che permettano di lavorare in sicurezza, evitando però le distrazioni dell’ambiente casalingo.

L’idea è giunta da una Super Host romana di Airbnb, Roberta D’Onofrio, i cui tre appartamenti sono rimasti vuoti a causa dell’emergenza. Con tre figli, ha spiegato al Sole 24 Ore, il lavoro da casa è divenuto più complicato. Da qui, il lancio del servizio bnbworkingspaces.it, “in cui proporre case vacanze di livello medio alto, quindi destinate a un target con una certa disponibilità economica, da utilizzare come luoghi in cui fare smartworking in modo continuativo”. I prezzi sarebbero confrontabili a quelli delle case-vacanza, ma una prospettiva di uso più prolungato potrebbe portare all’abbattimento dei costi giornalieri.

La clientela potrebbe spaziare da lavoratori ad aziende “che hanno interesse a trovare dei luoghi in cui i propri dipendenti possano lavorare con serenità e concentrazione, una possibilità in più”, spiega la host di Airbnb al Sole 24 Ore. Un’idea che sembra aver riscosso piuttosto successo tra gli altri host, soprattutto quelli che mettono a disposizione spazi nelle grandi città come Roma e Milano.

Airbnb si reinventa con le esperienze digitali

Ma al di là di iniziative di singoli host, per rispondere alla sfida dei tempi anche il sito fondato nell’ottobre del 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk ha deciso di puntare sulla flessibilità. Del resto, in un’intervista al Sole 24 Ore, proprio Chesky aveva manifestato un cauto ottimismo: “Siamo nati durante la grande recessione del 2008”, aveva dichiarato. “Il desiderio di connessioni e viaggi è una prerogativa umana, che uscirà rafforzata da questo periodo di separazione”. “Vedremo una nuova flessibilità nel mondo in cui le persone lavorano e si spostano, incluso un maggiore interesse in viaggi più vicini a casa”, aveva spiegato.

La prima “reazione” di Airbnb alla crisi è giunta proprio dall’Italia, con il lancio di una sezione dedicata alle esperienze digitali: l’utente può quindi collegarsi tramite Zoom e partecipare a sessioni di yoga, disegno, cucina, meditazione, musica, danza e altre attività, tenute da host in tutto il mondo. Il portale permette anche agli utenti di “reinventarsi” host di esperienze digitali, avviando la procedura di invio di una proposta. In queste ore, il sito propone numerose iniziative lanciate da tutto il mondo e pensate in particolare per la Festa della Mamma.

Altra novità di Airbnb, la sezione dedicata al personale ospedaliero in prima linea per combattere il Covid19, a cui gli host potranno offrire alloggi gratuitamente o a prezzo agevolato.

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