Usi la mail aziendale per motivi personali? Rischi il licenziamento

La Corte di Strasburgo autorizza le aziende a spiare mail private e messaggi dei dipendenti

22Essere licenziati perché si è fatto uso della mail aziendale “a fini personali” è ammissibile. Inutile invocare il diritto alla privacy. E’ questa la sentenza della Corte europea dei diritti umani secondo la quale il controllo della posta elettronica (e dei programmi di messaggistica) può portare al licenziamento se l’uso è privato.

La decisione è stata presa in riferimento al ricorso presentato alla Corte di Strasburgo da un cittadino romeno licenziato perché scoperto mentre usava Yahoo Messenger per comunicare con la fidanzata e con il fratello, infrangendo le regole interne della società. Alla base della decisione il fatto che il contenuto delle comunicazioni non è stato violato e che quella distrazione ha diminuito la sua produttività. Secondo il dipendente, i tribunali avrebbero dovuto ritenere non valide le ragioni del suo licenziamento, in quanto l’azienda avrebbe evidentemente violato il suo diritto alla privacy.

I datori di lavoro autorizzati a controllare la mail aziendale
Secondo i giudici di Strasburgo non è da ritenersi irragionevole che il datore di lavoro possa controllare i propri dipendenti e verificare che portino a termine le proprie mansioni durante l’orario di lavoro. Inoltre hanno osservato che l’accesso alla messaggeria Yahoo aziendale da parte del datore di lavoro è stato effettuato nella convinzione che contenesse solo comunicazioni professionali e che il contenuto delle comunicazioni private, la cui riservatezza resta tutelata, non è stato utilizzato dai tribunali per legittimare il licenziamento. Insomma, ad aver danneggiato l’impiegato è stato l’uso stesso di quegli strumenti per comunicare. Condotta che, a giudizio dell’azienda, ha compromesso gravemente la sua produttività in ufficio. Inoltre, hanno osservato che l’accesso alla messaggeria Yahoo aziendale da parte del datore di lavoro è stato effettuato nella convinzione che contenesse solo comunicazioni professionali.

Pertanto, sostengono i giudici di Strasburgo, l’azienda non ha violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che tutela il rispetto della privacy per quanto riguarda la vita privata, familiare, casalinga e la relativa corrispondenza. La decisione è stata presa quasi all’unanimità, sei giudici contro uno.

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