Urban Bike Messengers, pronta consegna a impatto zero

Sono i pony express non motorizzati. Servirsi di loro non è solo ecologico: conviene

Lui è un ultracinquantenne in formissima. Si chiama Roberto Peia ed è tra gli ideatori del primo servizio di pony express milanese in bicicletta.
Un genio? Un pazzo? Niente di tutto ciò, i “bike urban messengers” sono una realtà già consolidata nei Paesi più evoluti e, così sembra, funzionano alla grande anche da noi.

Come nasce la vostra esperienza?

Copiando una realtà che c’è in altre metropoli internzionali: a New York da 40 anni e a Berlino da 30.
Tre amici con il comune amore per la bicicletta hanno lanciato la sfida a Milano che riteniamo pronta a cambiare rotta verso le 2 ruote.
C’erano già segnali di miglioramento, come il successo del bike sharing e le campagne del ministero dell’Ambiente per l’acquisto di bici che hanno visto l’esaurimento dei fondi in pochissimo tempo.
Certo, la città non è bike-friendly, mancano le piste ciclabili e le rastrelliere, c’è tanto traffico, ma continuano a nascere gruppi di cilisti, negozi, ciclofficine.

In che senso pensate di fare qualcosa per la città?

Il messaggio che lanciamo è molto importante. Poi, sul piano concreto, ci sono 60 clienti che invece di mandare in giro pony express motorizzati, mandano in giro bici.

Abbiamo anche fatto una convenzione con Dhl da pochissimo che toglie 3 furgoni dal centro città.
Praticamente prendiamo su le loro buste e le smistiamo. Sotto Natale, per questo servizio, Dhl avrà bisogno di 120 persone in più, e nel 2010 pensiamo di avere in gestione anche altre zone. Noi per altro garantiamo una ciurma di circa 400 ragazzi, che sono quelli che si sono iscritti al nostro sito: studenti, precari, disoccupati. E ci sono anche delle ragazze, l’importante è pedalare.

A questo proposito, in tempo di precariato diffuso a quanta gente potete dare lavoro e come li inquadrate professionalmente?

Nella scelta, privilegiamo chi ha già partita Iva e paghiamo a ritenuta d’acconto. Ma se continuiamo a crescere speriamo di emulare i colleghi svizzeri che riescono a dare uno stipendio fisso a 12 persone part-time regolarmente assunte. Aggiungo che ognuno dei nostri corrieri ha la sua bici, ma in caso qualcuna possiamo fornirla noi, grazie a Cinelli che ce le ha regalate.

Al di là di chi vi sceglie “culturalmente”, avete un altro tipo di clienti?

Dopo un anno d’esperienza abbiamo una quota di clienti fissi molto contenti.
All’inizio si trattava di chi condivideva la nostra scelta ecologica ma poi sono arrivate aziende “normali”, perché il servizio è molto efficiente, soprattutto nel centro storico, e i nostri tempi sono inferiori a quelli dei pony express in motorino.
Ci sono poi aziende che fanno il bilancio socio-ambientale (che garantisce sgravi fiscali). Come dicevo, abbiamo una 60ina di clienti fissi, tra cui finanziarie con sede in Piazza Affari, società dell’Information technology e università (Milano Bicocca).

Rispetto alle tariffe dei pony tradizionali, in cosa pensate di essere concorrenziali?

Prima di partire abbiamo fatto benchmarking e ci siamo adeguati alle tariffe medie. Siamo leggermente più cari ma il beneficio in termine di immagine e bilancio socio-ambientale compensa chi ci sceglie. Inoltre il nostro è un servizio veloce e molti clienti non erano più soddisfatti dei pony a motore per questioni più generali di efficienza.

Essendo in bicicletta, coprite zone limitate?

No, assolutamente, copriamo tutta Milano. La città ha un diametro massimo di 20 km e noi abbiamo bici da corsa o da pista, quindi sui tempi non abbiamo problemi.
Ti faccio un esempio: una volta, per il Milano Film Festival, mi hanno mandato a prendere un manifesto in una tipografia in Via Airaghi (l’ultima strada a nordovest, per metà non asfaltata), per portarlo al Piccolo tatro (centro), e quindi mi hanno rispedito in Via Mecenate (estremo sud-est) per prenderne un’altro. Ho fatto tutto in un’ora.
La bici è il migliore mezzo per muoversi in città e noi stessi ci siamo stupiti di quanto sia vero. Possiamo prendere scorciatoie che perfino in motorino non si possono fare, passare nei parchi e caricarci la bici in spalla per attraversare ponti solo pedonali.

Cosa portate?

Soprattutto documenti, ma in realtà di tutto. Ricordo a casaccio: chiavi, regalo per la fidanzata, una dentiera, prodotti alimentari, tutto quello che ci sta nei nostri zaini fino a 10 kg di peso.
Adesso ci siamo dotati anche di bici cargo (baksitz), perché un cliente che produce integratori alimentari ci affida spesso pacchi voluminosi e perché serviamo anche i gruppi di acquisto solidali che si fanno portare la spesa. Per il futuro pensiamo ai modelli di bici-carrello Bullitt che ci sono in Germania.

Per concludere, hai calcolato quanti anni di vita perdi pedalando nel traffico milanese?

Io sono convinto che sia tutta salute: ho un fisico invidiabile senza andare in palestra e non mi sono mai ammalato di tosse e raffreddore. Bisogna sfatare la diceria secondo cui pedalare a Milano sia pericoloso.
In realtà respiriamo meno schifezze di chi va in auto e in moto e qui e qui cito uno studio della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta):

  • i ciclisti stanno più in alto degli altri frequentatori delle strade, mentre gli inquinanti peggiori si concentrano in basso
  • noi non siamo mai fermi in coda
  • gli inquinanti entrano nelle macchine dove restano come in una camera a gas
  • noi scegliamo percorsi alternativi meno trafficati
  • il benzene – la sostanza più pericolosa – è emessa soprattutto da moto e motorini e, secondo un esperimento, viene inalata soprattutto dai motociclisti stessi, poi dagli automobilisti e infine da noi.

Quanto al problema incidenti, ognuno di noi ha un’assicurazione e stiamo cercando una compagnia che ci faccia una polizza più specifica. Le assicurazioni ci reputano una categoria a rischio, ma noi in un anno non abbiamo avuto nessun incidente.


Gabriele Battaglia

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