Università, test d’ingresso alla sbarra: troppo cari e governati dal caso. Deciderà la Consulta

Undicimila di diplomati si trovano alla vigilia dei controversi test di ingresso. In attesa del verdetto della Consulta sulla legittimità delle graduatorie plurime, le future matricole si preparano... a caro prezzo

E’ sempre più un’estate trascorsa sui libri – e a caro prezzo -, quella dei giovani che hanno deciso di proseguire gli studi iscrivendosi all’Università.
Un terzo dei corsi è a numero chiuso o programmato e prevede, per le future matricole, il superamento di una prova. Oltre ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria, Professioni sanitarie, Veterinaria e Architettura, facoltà il cui accesso viene regolamentato dal Miur, che stabilisce di anno in anno il numero dei posti disponibili, sono in aumento gli atenei che decidono autonomamente di subordinare l’iscrizione al superamento di un test di ingresso (il 18,8%, fonte Corriere.it). Sono infatti sempre più numerosi i corsi che optano per il numero chiuso, al fine di garantire agli studenti il massimo livello di didattica e servizi. Un trend che anno dopo anno si conferma in costante ascesa, accompagnato dalle polemiche sollevate dal sistema dei test.

MATRICOLE A CARO PREZZO
L’università costa, prima ancora di entrare a farne parte. I conti in tasca alle future matricole alle prese con la preparazione della prova di ingresso si possono leggere su Controcampus.it: 115 euro di spesa per i libri; corsi (facoltativi ma consigliati) il cui costo varia da 400 ai 4mila euro; costi di iscrizione al test vero e proprio che variano da ateneo ad ateneo e vanno dai 25 euro di Roma Tre ai 27 di Padova, dai 40 euro di Catania ai 50 euro per la Sapienza di Roma e la Statale di Milano. Si passa dai 60 ai 70 euro con Bologna e Napoli ma si arriva a cifre comprese tra 75 e 100 euro per Pavia, la Cattolica e la Luiss di Roma. Naturalmente i costi si moltiplicano se lo studente ne prova più di uno.

LEGITTIMITA’ DEI TEST, DECIDERA’ LA CONSULTA
L’Unione degli Universitari ha recentemente impugnato la normativa sul numero chiuso perché considerata alla stregua di “una lotteria”. Il ricorso rinviato dal Consiglio di Stato all’esame della Corte Costituzionale giudica in particolare illegittimo il sistema delle graduatorie multiple, stilate da ogni singolo ateneo. Il sistema delle graduatorie plurime, si legge nell’ordinanza dei giudici “comporta che in alcuni Atenei vengono esclusi candidati che hanno riportato un punteggio maggiore rispetto a quello di candidati ammessi in altri Atenei. Esemplificando, mentre a Bologna sono stati necessari 47 punti per il collocamento utile in graduatoria, a Sassari ne sarebbero stati sufficienti 37”. Inoltre “il modesto beneficio di scegliere la sede non sarebbe comparabile con quello ben maggiore di rientrare in graduatoria, ancorché in una sede meno gradita”.
Tocca adesso alla Consulta chiarire se è legittimo il diritto all’accesso all’istruzione universitaria come disciplinato dalla legge 264/99.

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