Un albo professionale per le prostitute, la proposta del Veneto

Il progetto di legge che mira a regolamentare la prostituzione è arrivato in Consiglio regionale e prevede albo professionale, fattura e partita Iva

Arriva in Consiglio regionale del Veneto un progetto di legge, di iniziativa statale, che ha come obiettivo quello di regolamentare la prostituzione, istituendo appositi albi di iscrizione per le lucciole, registrati nei Comuni, con l’identità di chi pratica questa attività.

LA PROPOSTA – La regolarizzazione prevederebbe la possibilità di esercitare la prostituzione anche in “forme associate”, ma senza turbare “la quiete, la sicurezza, e l’ordine pubblico”. Il sesso a pagamento non potrebbe mai essere esercitato in strada. Secondo la proposta di legge, composta di 15 articoli e depositata dal consigliere Antonio Guadagnini del gruppo indipendentista Siamo Veneto, le prostitute sarebbero tenute al pagamento degli oneri per sanità, previdenza e fisco, e avrebbero l’obbligo di mantenere la totale riservatezza dell’identità dei clienti. Previsto anche un certificato di idoneità sanitaria.

GIRO D’AFFARI DA 25 MILIARDI DI EURO – Il tutto con gran giovamento delle casse dello Stato, sembra capire stando ai conti fatti dallo stesso consigliere regionale veneto: “Il giro d’affari è stimato in 25 miliardi di euro, con 9 milioni di clienti l’anno. Ciò significa che se questi 25 miliardi venissero fatturati, ci sarebbero introiti fiscali miliardari per lo stato. Un libero professionista subisce una pressione fiscale per più di metà del suo reddito. Oltre a legalizzare la prostituzione il progetto di legge prevede delle modifiche al codice penale inasprendo le norme esistenti tra cui l’ ergastolo per chi sfrutta la prostituzione minorile con multe fino a 500.000 euro e 15 anni di reclusione e fino a 100.000€ di multa per chi istiga e costringe alla prostituzione”.

SITUAZIONE NON PIU’ INACCETTABILE – Guadagnini spiega che “oggi lavorano in Italia oltre 70.000 donne e quasi la metà immigrate. Di queste molte sono minorenni e altre 2000 sfruttate e alla mercé degli schiavisti. Il 65% di loro lavora in strada senza alcuna forma di protezione. Sono numeri che ci devono far riflettere di come questa situazione non sia più accettabile”.

Guadagnini prosegue poi ricordando come la “Corte di Cassazione ha dichiarato la prostituta una “libera professionista” con il diritto di ricevere giusto compenso e dovrebbe e di emettere fattura con partita IVA. E la stessa Corte in un’altra sentenza ha dichiarato come la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione poiché attività lecita. Ma ad oggi queste sentenze sono state totalmente disattese”.

Un albo professionale per le prostitute, la proposta del Veneto