Tredicesima, al via i pagamenti: assegni più bassi, ecco per chi

Assegno più leggero per almeno 6,7 milioni di dipendenti del settore privato: pesano tanto gli ammortizzatori sociali

Mentre per i pensionati l’erogazione delle tredicesima è iniziata ai primi di dicembre, per i lavoratori privati la mensilità extra arriva nei prossimi giorni. Con una brutta sorpresa: quest’anno gli assegni saranno più leggeri per almeno 6,7 milioni di dipendenti del settore privato.

A tagliare le tredicesime, che verranno pagate entro il 23 dicembre, è la cassa integrazione a zero ore che non solo riduce lo stipendio ma non fa maturare neanche i ratei della tredicesima e quattordicesima mensilità.

Tredicesima 2020, numero record di ore di cassa integrazione

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil che ha simulato gli importi delle tredicesime, su uno stipendio medio del settore privato, dei dipendenti che nel corso del 2020 hanno usufruito della cassa integrazione.
Tra aprile e ottobre sono state quasi 3,9 miliardi le ore autorizzate di Cig: “Numeri mai raggiunti in precedenza” spiega Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil. “Quando si è posti in cassa integrazione a zero ore non vi è solo la riduzione dello stipendio, ma non si maturano neanche i ratei della tredicesima e quattordicesima mensilità”.
Così, su uno stipendio lordo di 21.700 euro la Cig impatta sulla tredicesima per circa 139 euro medi pro capite, circa l’8,3% su un importo lordo della tredicesima pari a 1.670 euro.

Tredicesima, tagli pesanti

Le simulazioni del sindacato registrano anche tagli ben più pesanti:

  • per un dipendente che tra aprile e maggio ha effettuato 2 mesi di Cig a zero ore la perdita della tredicesima ammonta a 278 euro medi (il 16,6% dell’importo);
  • con 4 mesi in Cig il taglio arriva a 556 euro medi (il 33,3% dell’importo);
  •  con 6 mesi di integrazione salariale a zero ore la decurtazione invece sale a 834 euro medi (il 49,9% del totale);
  • in caso di cassa integrazione da aprile a dicembre, si arriva a una penalizzazione intorno ai 1.503 euro medi (il 90 % del totale).

Serve una riforma degli ammortizzatori sociali

E sarà proprio questa, spiega Veronese alla luce dei dati, uno dei capitoli che dovrà trattare la prossima riforma degli ammortizzatori sociali: la revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione fissati oggi per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48, la loro rivalutazione e la mancata maturazione dei ratei della tredicesima e quattordicesima mensilità.
“Per la Uil la rivalutazione dei sussidi dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici pressoché pari allo zero”, conclude Veronese.

 

 

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