Primo trapianto di faccia in Italia: il chirurgo è precario

In medicina conta la passione, dice, ma è incredibile come una delle eccellenze italiane sia costretta a contratti di 12 mesi, anno dopo anno

L’Italia ha visto eseguire il suo primo trapianto di faccia, durato 28 ore e tecnicamente riuscito. Lo staff medico ha posto fine alla lunga procedura alle 5 del mattino del 23 settembre, presso l’ospedale Sant’Andrea di Roma.

A una donna di 49 anni è stato impiantato il volto di una donatrice di 21 anni, deceduta in seguito a un incidente stradale. La paziente era affetta da neurofibromatosi di tipo I, ed è ora in coma farmacologico indotto. La prognosi è riservata e dovrà restare in isolamento in Terapia Intensiva.

Tutt’Italia ha dunque rivolto lo sguardo a un’eccellenza del nostro Paese, ma in questa storia stona il fatto che uno dei medici dell’equipe sia in realtà un precario, con stipendio da 2mila euro lordi al mese. Ciò che è stato in grado di fare è avvenuto soltanto altre 50 volte in tutto il mondo, eppure Benedetto Longo non riesce a ottenere il giusto riconoscimento dal sistema italiano.

Ha oggi 40 anni e una lunga carriera alle spalle, che lo ha portato anche ad Harvard, come ricercatore. Intervistato da Repubblica, ha dichiarato: “Proseguo con incarichi della durata di un anno, ma ciò che conta è la passione. In medicina il trapianto di faccia è uno tra i più difficili”.

Per riuscire a mettere in atto, senza complicazione, questo intervento di microchirurgia, sono stati necessari tre anni di organizzazione, oltre che l’approvazione del Centro Nazionale Trapianti e del Consiglio Superiore di Sanità. Per Longo però, orma da dieci anni, soltanto contratti della durata massima di 12 mesi presso il Sant’Andrea, per un totale di 25mila euro, lordi, annui.

Una storia che ha del paradossale. Quella di Longo è una realtà che fa da specchio all’Italia intera, tra emigranti da Sud a Nord e ‘cervelli in fuga‘. Nessuna garanzia nel nostro Paese, con il lavoro che potrebbe sfuggire dalle mani da un momento all’altro, qualora ottenuto. Una vita precaria alla quale ci si è assuefatti, senza la reale possibilità di programmare un futuro: “Guadagno 25mila euro lordi l’anno. Per poter crescere i miei figli faccio anche attività privata. Questo non è però un mestiere che svolgo per il posto fisso. Ciò che più conta per me è la soddisfazione del paziente. Certo, ho dato un volto nuovo a una donna. Non saprei cos’altro poter fare per interrompere il precariato”.

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