Il tempo determinato diventa ordinario – Le aziende potranno utilizzare i contratti a termine con meno vincoli

Le aziende potranno utilizzare i contratti a termine con meno vincoli


La manovra d’estate in vigore dal 25 giugno estende la possibilità per le aziende di fare ricorso ai contratti a tempo determinato.

Il datore di lavoro può ora assumere a termine per ogni tipo di attività lavorativa e non solo per quelle che non rientrano nelle attività ordinarie e prevalenti.
In pratica, le ragioni di carattere tecnico, produttivo e organizzativo o sostitutivo (di cui all’art. 1, del D. Lgs. 368/2001) che giustificavano l’assunzione a scadenza, valgono adesso anche se riferibili all’ordinaria attività del datore di lavoro.

Quali sono tali “ragioni”? Per quelle di carattere organizzativo si intende per esempio la necessità di coprire posti temporaneamente vacanti o di aggiungere personale per lanciare una nuova linea produttiva o commerciale; carattere sostitutivo indica invece la possibilità di riempire un “buco” in azienda dovuto a malattia, ferie, aspettativa, etc.

E’ proprio la necessità di identificare queste condizioni oggettive – e di metterle per iscritto – che non concede la totale liberalizzazione del tempo determinato a uso e consumo dei datori di lavoro. A livello di principio, il tempo indeterminato resta la regola, quello a termine l’eccezione.
Di fatto, tuttavia, le aziende avranno molta più libertà di flessibilizzare il personale in base alle proprie esigenze.

Inoltre nella successione dei contratti a termine (che complessivamente avevano finora un limite massimo di di 36 mesi) la contrattazione collettiva decentrata o di secondo livello potrà derogare a tale limite, estendendolo. Dopo 36 mesi di lavoro a tempo determinato, un lavoratore potrà quindi vedersi proporre un ulteriore contratto a tempo determinato.

In Italia, i lavoratori a tempo determinato sono il 17,3% del totale, con picchi al sud (in Calabria sono il 25%). E’ una media leggermente superiore a quella europea: 14,5%. Nel 2007, i lavoratori a termine che hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato sono stati il 24,6% del totale, con punte nel Nord Ovest (33,5%).
Tra i vari settori, va sottolineato che agricoltura, caccia e pesca hanno circa 228mila occupati a tempo determinato, cioè il 51,6% dei dipendenti complessivi.

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