Suona la campanella: ecco come tornare a scuola in sicurezza

Le scuole non riaprono, campanella ferma fino a settembre. Ma come si potrà tornare a scuola in sicurezza?

Le scuole non riaprono, campanella ferma fino a settembre. Lo ha confermato il Premier Giuseppe Conte lo scorso fine settimana, annunciando in diretta TV il Dpcm 26 marzo, con cui si regola la Fase 2 dell’epidemia di coronavirus. Fase 2 che, per le scuole, sarà ritardata a settembre, dopo le vacanze estive. Perché lavoro sì e scuole no?

Al di là della constatazione che le scuole siano un concentrato di virus, il problema ha a che fare con i numeri e le cosiddette “classi pollaio” – 25 o più alunni per classe – oltre che con la convinzione che sia ben più difficile imporre ai bambini/giovani le norme relative al distanziamento. Certamente, a settembre il problema della sicurezza nei luoghi scolastici non sarà ancora alle spalle. E allora come fare? Si ripartirà con la didattica a distanza?Come sarà la scuola a settembre?

Una risposta arriva dal Politecnico di Torino che, dopo aver fornito un contributo al riavvio delle attività d’impresa e lavorative, prova ora ad offrire qualche spunto di riflessione al Ministro Azzolina, alle prese con il dilemma “riapertura scuole”. Il rapporto “Scuola aperta, società protetta” offre soluzioni talvolta innovative – ad esempio la consumazione dei pasti sul banco con un lunch box stile aereo o la formazione di “comunità familiari” di 2-3 bambini per riprendere il lavoro – ed anche di tipo più tradizionale – dimezzamento delle classi, scuola su turni, mantenimento della didattica a distanza in forma mista – per risolvere il problema della sicurezza, della tutela della salute e del rispetto delle norme di distanziamento.

LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA 

La scuola statale italiana coinvolge oltre 8 milioni di studenti e 1,2 milioni di operatori. A questi numeri devono essere aggiunti quelli relativi alle scuole paritarie (circa 950.000 studenti e 200.000 docenti) e dei centri di formazione professionali (con un bacino di oltre 140.000 studenti e 20.000 formatori).

L’operatività dei plessi e delle sedi scolastiche – oltre 40.000 solo per la scuola pubblica – ha un enorme impatto in termini di movimento delle persone, trasporti, servizi, contatti sociali. A queste cifre si sommano quelle proprie di Nidi e Scuole dell’Infanzia.

IL RUOLO SOCIO-ECONOMICO DELLA SCUOLA

In aggiunta all’importanza di garantire l’istruzione, le scuole e i servizi educativi per l’infanzia – si sottolinea – hanno un ruolo essenziale nell’organizzazione sociale e per lo sviluppo del Paese. Indirettamente favoriscono la partecipazione al mercato del lavoro dei genitori. Prevedere la riapertura degli edifici scolastici e la ripresa dell’attività didattica in presenza costituirebbe senza dubbio un importante segnale di normalizzazione.

COSTI DA NON SOTTOVALUTARE 

Le soluzioni proposte dallo studio del Politecnico non sono prive di un importante impatto organizzativo ed economico. In termini di costi, vi sono tre livelli: Costi a carico delle scuole e dei soggetti ed associazioni del territorio per tutti i dispositivi di prevenzione del contagio (dai plexiglas alle mascherine) e per la sanificazione; Costi a carico degli enti locali per la predisposizione dei locali, delle strutture e arredi e per ristrutturazione degli spazi esterni e prefabbricati (scuole da campo); Costi di gestione ed impatto logistico della gestione del personale connessi al raddoppio degli insegnanti per classi di massimo 10-15 alunni, al raddoppio dei collaboratori scolastici per la sanificazione frequente e per la vigilanza, per la presenza del supporto psicologico, per il supporto tecnico e per la formazione del personale.

Ma vediamo come potrebbero essere organizzate le scuole.

CLASSI DIMEZZATE

Un’analisi della situazione attuale evidenzia che – a secondo del grado di istruzione – il numero degli studenti per classe oggi oscilla da 25 a 30 alunni. Un numero che non consente il necessario distanziamento fra compagni di classe e banchi. Occorrerà allora “dimezzare” le classi attuali e far sì che non si superino i 10-15 alunni per classe. Banchi posizionati “a scacchiera” ed uno studente per banco saranno necessari per mantenere la distanza prescritta.

Per le aree comuni sarà necessario far ricorso, ove possibile, ai divisori di plexiglass, ad esempio nelle mense, laddove non si può usare il lunch box. Ed i flussi in entrata/uscita da scuola saranno separati per garantire il distanziamento.

SCUOLA SU TURNI E DIDATTICA MISTA

La soluzione può immediata per risolvere il problema del dimezzamento delle classi, in attesa che vengano assunti nuovi insegnanti o per sfruttare le strutture esistenti, limitate per capienza, sarà organizzare le attività scolastiche su turni (mattina/pomeriggio) o far uso ancora della didattica a distanza alternata alla scuola in presenza.

Naturalmente, il politecnico detta anche alcune norme per la didattica a distanza, che ad oggi ha evidenziato alcuni problemi di carattere tecnico-organizzativo: ad esempio la formazione digitale degli insegnanti, la dotazione di strumenti digitali, un “assistente virtuale” per accompagnare i bambini all’uso della tecnologia (posto che per gli studenti con disabilità gravi o gravissime l’insegnante di sostegno non sarà sostituibile con un assistente digitale).

MASCHERINE OBBLIGATORIE

Un altro punto fermo è l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI), in particolare le mascherine, per tutti gli studenti, valevole dai bambini dai 6 anni in su, considerando la difficoltà di far indossare la mascherina ai bambini più piccoli (nodo o materna). Per gli insegnanti invece sarà opportuno prevedere maschere trasparenti sul viso tipo plexiglass per consentire agli studenti di poter vedere l’intero volto e l’espressione.

TANTO TEMPO… NASCONO LE COMUNITA’ DI GENITORI

Settembre è ancora lontano e allora cosa fare per consentire il rientro al lavoro dei genitori? Un problema cruciale in questo periodo per tutti coloro che sono rimasti a casa in quarantena, ma soprattutto quando i figli sono piccoli e non autonomi. Una soluzione data dal Politecnico concerne la formazione di “microcomunità spontanee”, ovvero l’organizzazione di gruppi di 2-5 bambini, che si riuniranno, a turno, a casa dell’uno o dell’altro, posti sotto la guida della scuola o del nido di riferimento (educatore). Una soluzione che potrebbe valere anche da settembre per favorire la prescritta turnazione.

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