Nuove regole contro lo stress da lavoro

Dal 31 dicembre in vigore la procedura per valutare e sanzionare il rischio

Un circolare del ministero del Lavoro – in attuazione del Testo unico sulla salute e sicurezza nel lavoro – introduce nuovi criteri per valutare il livello dello stress professionale. Carichi e ritmi di impiego, carriera, orario e turni, fino ai conflitti con i colleghi: sono questi alcuni elementi che entreranno in gioco.
In pratica si instaura una specie di percorso di valutazione per verificare la situazione nei luoghi di lavoro. Certo è possibile che,  in una materia così delicata e dai contorni tutt’altro che definiti, possano svilupparsi numerosi conflitti tra aziende e lavoratori.

La circolare prevede la costituzione di una commissione di esperti del governo, delle Regioni e delle parti sociali per fissare un percorso di livello minimo di attuazione dell’obbligo al quale dovranno attenersi i datori di lavoro.
Per la circolare, lo “stress lavoro-correlato”, sussiste quando è accompagnato da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro. Il paletto fissato dal ministro è questo: deve essere causato da fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

Per questo la valutazione deve essere fatta su gruppi di lavoratori esposti in maniera omogenea allo stress e non sul singolo. Valutazione che va fatta con l’aiuto del “responsabile del servizio di prevenzione e protezione con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”.

La valutazione avviene in due fasi. La prima è obbligatoria e deve evidenziare “indicatori oggettivi e verificabili” di vario tipo: dall’indice di infortuni alle “specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori”, dai turni ai “conflitti interpersonali al lavoro“, dalla corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e ciò che viene richiesto loro all’”evoluzione e sviluppo di carriera”. Nel caso non emergano elementi di rischio, il datore di lavoro dovrà solo darne conto nel documento di valutazione del rischio . Se invece si evidenziano fattori di stress, si passa alla fase due. Prima l’adozione di “opportuni interventi correttivi” e poi, se la situazione non migliora, alla “valutazione approfondita”, anche attraverso “questionari, focus group e interviste semi-strutturate”. Nelle imprese che occupano “fino a 5 lavoratori” la procedura può essere più semplice, per esempio «riunioni» tra datore di lavoro e dipendenti.

Nuove regole contro lo stress da lavoro