Stipendio in contanti vietato, eccetto per gli anticipi di cassa

Dal 1 luglio 2018 è vietato il pagamento della retribuzione in contanti: ne sono esonerati gli anticipi di cassa

La Legge di Bilancio 2018, presentata a dicembre 2017, ha introdotto il divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti.

Il pagamento diventa obbligatorio tramite banche e uffici postali: l’obiettivo è quello di non portare i dipendenti a firmare una busta paga con una retribuzione regolare, mentre in realtà viene offerto un importo inferiore ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva. Così dal 1 luglio 2018 il pagamento dello stipendio in contanti è vietato e chi paga gli stipendi in contanti rischia una multa tra i mille e i 5 mila euro. La sanzione può essere data dagli ispettori del lavoro e ridotta a 1.667 euro. Come da nuova normativa, la firma della busta paga non costituisce la prova dell’avvenuto pagamento regolare della retribuzione.

L’art.1, comma 911, della Legge di Bilancio afferma infatti che: “i datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato”. Sono quindi permessi i pagamenti degli stipendi con bonifico, assegno bancario, pagamento in contanti presso uno sportello bancario o postale in modalità tracciabile. L’annuncio della normativa più restrittiva era stato dato del video Forum lavoro della Fondazione studi ed è proprio nel corso di tale evento che il funzionario dell’Ispettorato del lavoro ha anche sottolineato come l’obbligo non fosse previsto per gli anticipi di cassa, visto che non costituiscono retribuzione.

Gli anticipi di cassa insomma non sono soggetti all’obbligo, ferma restando la rendicontazione contabile degli anticipi per fondo spese. In occasione del Forum lavoro della Fondazione studi, gli esperti hanno sottolineato quanto il nuovo obbligo pesi sui datori di lavoro e sui lavoratori: risulta infatti dispendioso in particolare per gli importi più bassi. Non è stata prevista dalla normativa una soglia minima di retribuzione al di sotto della quale evitare l’obbligo di pagamento con sistemi tracciabili. Come ha spiegato il funzionario dell’Ispettorato del lavoro, la limitazione all’applicazione del nuovo regime di tracciabilità avrebbe potuto portare a comportamenti elusivi, come pagamenti divisi della retribuzione in periodi inframensili per aggirare l’obbligo. Da tale obbligo, che è entrato in vigore il 1 luglio 2018, sono esclusi anche le pubbliche amministrazioni e il lavoro domestico.

Stipendio in contanti vietato, eccetto per gli anticipi di cassa