Calciatori strapagati: ecco i criteri che criteri regolano gli ingaggi

I risultati della ricerca suggeriscono alle società di adottare una politica retributiva esplicita, scegliendo tra il modello ‘gerarchico’, che motiva le persone attraverso marcate differenze di retribuzione e quello ‘compresso’, che motiva alla cooperazione attraverso retribuzioni simili. Le squadre che hanno fatto una chiara scelta tra i due modelli ottengono risultati migliori di quelle che si pongono nel mezzo, affidando le contrattazioni un po’ al caso e un po’ all’abilità dei procuratori.

“Le società devono, inoltre, comunicare chiaramente ai giocatori quale sia la loro politica retributiva”, aggiunge Montanari, “perché i calciatori accettano le disparità quando sono in qualche modo giustificate e quando le superstar si assumono le responsabilità che i loro stipendi comportano”.

I ricercatori osservano che l’esperienza (in termini di stagioni di Serie A), la reputazione (in termini di livello delle squadre in cui il giocatore ha militato e di convocazione in Nazionale), la performance individuale e quella di squadra sono le determinanti chiave della retribuzione.
Cambiare squadra non porta, in media, nessun vantaggio retributivo, mentre lo status della squadra con cui si firma il contratto è decisivo nella determinazione del livello assoluto dell’ingaggio. “A confortarci sulla natura di squadra del calcio”, afferma Montanari, “è, in questo caso, l’importanza dei risultati di squadra nella determinazione della retribuzione individuale”.

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