Stipendi più alti alle donne: come il nuovo Governo vuole combattere la disparità di genere

Il programma del Governo Conte bis per eliminare la disparità salariale tra donne e uomini

La disparità retributiva tra uomini e donne è un problema del mondo del lavoro italiano. Il programma del Governdo Conte bis per eliminarla.

Si chiama gender pay gap (GPG) ed è la differenza nella retribuzione media percepita da uomini e donne, a svantaggio di queste ultime. Il problema esiste in tutto il mondo, ma in Italia i livelli sono allarmanti, tanto che il Governo Conte bis ha deciso di intervenire subito con una legge che introduca la parità nelle retribuzioni attraverso un meccanismo premiale e sanzionatorio nei confronti delle aziende.

La parità salariale tra uomini e donne è uno degli obiettivi dichiarati del nuovo Governo M5S-PD ed è promosso dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo.

La legge per introdurre la parità retributiva viene da una proposta del Partito Democratico e vede come prima firmataria la senatrice Anna Maria Parente, da anni impegnata contro le disparità nel mercato del lavoro.

Per garantire l’effettiva parità retributiva tra donne e uomini, la proposta di legge prevede tre linee di intervento. La prima consiste nel rafforzare gli obblighi di informazione a carico dei datori di lavoro sulla parità salariale e riguardo alla trasparenza e all’accesso ai dati sulle retribuzioni corrisposte ai dipendenti.

In questo modo si vuole garantire a tutti i lavoratori una più corretta informazione sui dati riguardanti le componenti variabili del salario, come premi e bonus di produttività, quelle parti in cui molto più facilmente si verificano le differenze di stipendio.

Una secondo intervento riguarda gli incentivi ai datori di lavoro che dimostrino di aver applicato la parità retributiva tra uomini e donne. In questo caso, le imprese riceveranno una certificazione dalla Camera di Commercio con l’assegnazione di un contrassegno di parità che consentirà loro di accedere ad agevolazioni fiscali sotto forma di credito d’imposta e ad altri premi.

In caso di inadempienze da parte dei datori di lavoro, subentrerà il meccanismo sanzionatorio, la terza linea di intervento della legge. L’imprenditore che non rispetterà gli obblighi di informazione e trasparenza riceverà una multa di 3 mila euro.

Mentre il mancato raggiungimento della parità retributiva di genere comporterà per l’azienda la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente percepiti, l’esclusione dagli appalti pubblici e la risoluzione di contratti con le pubbliche amministrazioni.

Si tratta di sanzioni piuttosto pesanti, che dovrebbero indurre finalmente le imprese italiane ad applicare una vera parità di genere nelle retribuzioni.

Del resto, i dati di Eurostat riferiti all’Italia parlano chiaro: le donne guadagnano il 4,1% in meno rispetto agli uomini nel settore pubblico e il 20,7% in meno in quello privato. In questo caso una donna deve lavorare 66 giorni in più, oltre due mesi, rispetto a un uomo per raggiungere lo stesso guadagno.

Il divario retributivo, poi, cresce nella fascia di età 20-49 anni tra uomini e donne con almeno un figlio, raggiungendo i 30 punti, sempre secondo i dati Eurostat.

Si tratta di una situazione di squilibrio che non è solo discriminatoria nei confronti delle donne ma ha anche effetti negativi sull’economia. Insomma, pagare di più le donne, almeno tanto quanto gli uomini a parità di mansioni e di impegno lavorativo, non è solo equo ma anche conveniente.

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