Stipendi, in Europa la parità uomo-donna è ancora lontana. Ma l’Italia è meglio della Svezia

In Europa le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno dei colleghi uomini. L'Italia si salva 'grazie' alla bassa occupazione femminile

Alla viglia dell’8 marzo arriva dall’Europa una buona notizia per l’Italia: nella classifica della disparità di retribuzioni tra uomo e donna siamo piazzati meglio della Svezia e del Regno Unito e della media europea. Nei 27 paesi appartenenti alla Ue le donne guadagnano in media il 16,4% in meno degli uomini, nonostante il principio di parità di retribuzione per uno stesso lavoro introdotto 55 anni fa.

Lo dicono le cifre dell’Eurostat, l’ufficio statistico europeo, in occasione della Giornata europea per la parità retributiva, istituita l’anno scorso dalla Commissione Europea e che cade qualche giorno prima, il 2 marzo. La scelta della data non è casuale. “Ci ricorda – dice Viviane Reding, Commissaria europea per la Giustizia e vicepresidente della Commissione – il numero di giorni e ore di lavoro femminile non remunerato trascorsi dal 1° gennaio”. In altre parole, a parità di lavoro le donne prendono due mesi di stipendio in meno.

La classifica della disparità uomo-donna presenta diverse sorprese. La differenza retributiva tra i sessi è ancora molto elevata in paesi “insospettabili” come l’Olanda, il Regno Unito o i paesi scandinavi. L’Italia, con un modesto 5,5% di differenza, è il terzo paese meno discriminante.

 Paese
Differenza
retributiva (%)
 Paese
Differenza
retributiva (%)
 Polonia 1,9  Spagna 16,7
 Slovenia 4,4  Lettonia 17,6
 Italia 5,5  Ungheria 17,6
 Malta 6,1  Paesi Bassi 18,5
 Belgio 8,8  Finlandia 19,4
 Lussemburgo 12,0  Regno Unito 19,5
 Romania 12,5  Slovacchia 20,7
 Irlanda 12,6  Cipro 21,0
 Portogallo 12,8  Grecia 22,0
 Lituania 14,6  Germania 23,1
 Bulgaria 15,7  Austria 25,5
 Svezia 15,8  Repubblica Ceca 25,5
 Danimarca 16,0  Estonia 27,6
 Francia 16,0  UE 27
16,4

 
L’Italia “vince” per bassa occupazione femminile e poco part-time

Ma il divario di retribuzione non è un indicatore assoluto della parità totale tra donne e uomini perché riguarda solo i lavoratori dipendenti e deve essere esaminato in combinazione con altri dati relativi al mercato del lavoro. Ad esempio il tasso di occupazione femminile: dove è basso, come in Italia (49,5% contro il 62,1% di media europea), il divario di retribuzione è inferiore alla media. Al contrario, una disparità elevata si registra in due casi: dove c’è un mercato del lavoro altamente segregato (ad esempio Cipro, Estonia, Slovacchia, Finlandia) oppure dove una parte significativa delle donne lavora part-time (ad esempio in Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia), cioè dove c’è un’organizzazione del lavoro che favorisce e non penalizza la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. (A.D.M.)

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