Statali, torna il turnover al 100%: 450mila assunzioni entro il 2022

Nuove assunzioni in arrivo nella pubblica amministrazione: 150mila all'anno, secondo i piani, per un totale di 450mila entro la fine del 2022. È l'effetto dello sblocco del turn over degli statali

Entro il 2022 saranno oltre 450 mila le nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione. Da venerdì prossimo, il ricambio degli organici, all’interno delle strutture amministrative dello Stato, tornerà al 100% anche tra gli statali in senso stretto, vale a dire per i dipendenti dei ministeri, della presidenza del Consiglio, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici.

Dopo anni di sbarramenti, in ottica spending review, cadono gli ultimi paletti al turnover, per cui la spesa per chi esce potrà essere interamente riversata su nuovi ingressi. Nelle Regioni si potranno fare ancora più assunzioni, ancorandole a parametri diversi dai pensionamenti, come prevede un decreto ad hoc.

È il vice ministro dell’Economia, Laura Castelli, ad affermarlo in un post su Facebook. Il primo dicembre, prosegue, “cadrà anche il vincolo per le assunzioni nelle Università”.

Quota 100, secondo il vice ministro, ”ha permesso di far terminare la vita lavorativa a persone che erano ‘incastrate’ nel mondo del lavoro. Avevamo pianificato dunque di integrare e aumentare le posizioni dei dipendenti pubblici con una riforma strutturale, che giorno dopo giorno si sta realizzando”. ”Il Paese – sottolinea Castelli – non si cambia in 2 giorni ed è per questo che non si può vivere di propaganda ma si deve lavorare giorno per giorno sapendo che i risultati arrivano piano piano, per una Italia miglior”.

Secondo le previsioni del ministero guidato da Fabiana Dadone, dal prossimo anno la pubblica amministrazione assumerà circa 150 mila persone nella media dei dodici mesi. Dati che rispondono a un turnover tornato di nuovo al 100% in tutti gli uffici pubblici. Numeri a cui si devono aggiungere gli ingressi extra finanziati con le passate manovre. Complessivamente, sommando tutto, si dovrebbe arrivare a 450-500 mila entrate nell’arco di tre anni.

Il primo provvedimento attuativo del Decreto crescita, pubblicato in Gazzetta ufficiale questa settimana, prevede che dall’inizio del prossimo anno le Regioni saranno divise in cinque fasce, a cui corrisponderanno altrettanti valori soglia, cioè i tetti di spesa. I rapporti più generosi spettano alle realtà meno popolose.
In fase di prima applicazione e fino al 31 dicembre 2024, le Regioni a statuto ordinario nel limite del valore soglia, si legge nel testo, “possono incrementare annualmente, per assunzioni di personale a tempo indeterminato, la spesa del personale registrata nel 2018, in misura non superiore al 10% nel 2020, al 15% nel 2021, al 18% nel 2022, al 20% nel 2023 e al 25% nel 2024, in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell’equilibrio di bilancio asseverato dall’organo di revisione”. Un provvedimento parallelo è atteso, entro questo mese, per i Comuni.

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