Start-up: l’imprenditore tipo è uomo, quarantenne e laureato

Puntano su capitale umano, ricerca e sviluppo. L'identikit tracciato dal rapporto "Startup Survey 2016", frutto di una collaborazione tra il ministero dello Sviluppo economico e l'Istat

(Teleborsa) Sembra proprio che futuro faccia sempre più rima con innovazione. A testimoniarlo è la crescita boom delle tantissime start up innovative con il Lazio che si conferma tra le regioni leader in Italia.

Ma qual è l’identikit dell’imprenditore che sceglie di puntare su questo tipo di realtà? A rispondere a questa domanda ci ha pensato il rapporto “Startup Survey 2016”, frutto di una collaborazione tra il ministero dello Sviluppo economico e l’Istat. L’indagine prende in considerazione le start innovative registrate al 31 dicembre 2015, che hanno beneficiato del pacchetto di agevolazioni introdotto dal decreto legge 179/2012, detto “Startup Act italiano”.

Donne, ancora una volta penalizzate, visto che è più che preponderante la presenza maschile: i soci operativi , infatti, nell’82% dei casi sono uomini.

Dunque, quarantenne, con un forte radicamento con il territorio d’origine che, nella maggior parte dei casi, è una regione del Centro o del Nord. E un livello d’istruzione elevato. Andando più nel dettaglio, i tre quarti dei soci hanno la laurea e il 16% anche il dottorato di ricerca e, nella gran parte dei casi, dichiarano di svolgere mansioni coerenti con il proprio percorso di studi (88%).

 

DO YOU SPEAK ENGLISH? – Inoltre, parlano bene almeno l’inglese ma spesso anche spagnolo e francese e riservano quasi la metà delle spese a ricerca e sviluppo. La metà ha fatto esperienze di studio o lavoro all’estero.

Un’altra sezione della survey si concentra sull’accesso alla finanza. Buona parte degli startupper si dichiara pienamente soddisfatto delle fonti di finanziamento a propria disposizione (34,1%), percentuale più elevata nelle regioni del Nord (38,4%) e tra le imprese con fatturato più cospicuo (56%). Un altro 44,2% si dichiara almeno in parte soddisfatto. C’è anche una bella fetta di insoddisfatti (21,7%) che ritiene che la disponibilità finanziaria della propria startup sia del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno.

PUNTANO SU RICERCA E SVILUPPO – Molto elevato l’investimento in ricerca e sviluppo, ma anche il tasso di innovazioni di prodotto o servizio realizzate (74%). Per il 65% delle imprese si tratta di miglioramenti su prodotti e servizi già esistenti, ma per il 48,5% si tratta dell’introduzione di prodotti radicalmente nuovi. Ma non è, ovviamente, un quadro perfetto: il 58% delle imprese non adotta alcun meccanismo formale di tutela della proprietà intellettuale, non brevetta, e non persegue in molti casi nemmeno strategie informali di protezione delle proprie invenzioni.

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