Spiare i dipendenti? A volte è lecito. I confini tra privacy e vigilanza al lavoro

L'interesse dell'azienda supera a volte il diritto alla privacy del lavoratore. Ed è consentito usare 007 in borghese per scovare gli illeciti

Rispettare la dignità del lavoratore e tutelare gli interessi dell’azienda. Non è sempre facile coordinare queste due esigenze. Spesso significa salvare capra e cavoli. Prova a farlo la Cassazione, chiamata a giudicare un caso non facile: un illecito commesso da un dipendente d’azienda, per di più con ruolo direttivo, scoperto tramite l’uso di guardie in borghese, cioè non riconoscibili dal lavoratore stesso. Troviamo infatti:

  da una parte, il fatto illecito (un furto) e il diritto dell’azienda a impedirlo,

  dall’altra, l’uso di sorveglianti occulti, espressamente vietati dallo Statuto dei lavoratori per tutelare la dignità dei dipendenti.

Il direttore del supermercato
colto con le mani nel sacco

I giudici di Cassazione, in questo caso, hanno stabilito che il primo prevale sul secondo e hanno confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di un direttore di un supermercato Standa di Messina scoperto a prelevare merce dagli scaffali usando scontrini riciclati. A “pizzicarlo” sono state le guardie in borghese che l’azienda, una volta accortasi degli ammanchi, aveva ingaggiato. Gli 007 agivano in incognito confondendosi con la normale clientela.

Il direttore aveva fatto ricorso sostenendo l’illegittimità del licenziamento perché era dovuto a un altro fatto illecito dell’azienda: l’utilizzo di sorveglianti in borghese in violazione dello Statuto dei lavoratori che vieta i controlli occulti sui dipendenti. L’art. 3 stabilisce espressamente che “I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati”.

Gli 007 sono ammessi per reprimere gli illeciti

Ma la Sezione lavoro della Cassazione ha bocciato il ricorso del dipendente facendo riferimento al diritto del datore di lavoro di  impiegare guardie “per scopi di tutela del patrimonio aziendale” (art. 2 dello Statuto). Secondo i giudici “rientra nel potere dell’imprenditore la facoltà di avvalersi di appositi organismi per controllare, anche occultamente, il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione”. In altre parole: non posso usare un investigatore privato per controllare la normale attività lavorativa ma solo per scoprire l’autore di un atto illecito.

L’orientamento della Cassazione è determinato anche dal fatto che “la posizione di prestigio del dipendente (direttore del supermercato) all’interno della struttura commerciale, avrebbe dovuto costituire esempio di correttezza e professionalità per i dipendenti a lui gerarchicamente subordinati”. (A.D.M.)

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