Sono idonei per fare i postini ma 90 su 100 dicono di no: “è colpa del sussidio”

La denuncia dell'imprenditore sardo Bachisio Ledda.

Ci si lamenta spesso in Italia delle poche offerte lavorative rispetto alla domanda (soprattutto tra i giovani: il tasso di disoccupazione, aggiornato a gennaio 2017, è del 39%) ma, quando si presenta un’opportunità, c’è chi dice no, perché è forse meglio continuare a percepire il sussidio di disoccupazione.

È questa, in estrema sintesi, la situazione paradossale raccontata dall’imprenditore sardo Bachisio Ledda, presidente e fondatore di ‘Mail Express Posta & Finanza’, azienda con sede a Teramo che ha un fatturato di circa 20 milioni di euro all’anno e 400 punti vendita sparsi per l’Italia.

Su 100 persone selezionate per il ruolo di portalettere – ha detto Ledda – 90 preferiscono rinunciare a lavorare e a mantenersi con il sussidio di disoccupazione. C’è carenza di lavoro ma oggi chi non trova un’occupazione preferisce non lavorare perché percepisce, comunque, il sussidio. Uno dei vantaggi per il lavoratore è che riceve la disoccupazione e, quindi, preferisce prendere il sussidio e non lavorare”.

Qual è, però, la soluzione per arginare questo fenomeno?

Secondo l’imprenditore sardo la soluzione starebbe nel seguire l’esempio di quegli Stati in cui se “il disoccupato riceve la chiamata da parte dell’ufficio di collocamento” ma “non si presenta a tre colloqui”, “dopo il terzo rifiuto gli tolgono il sussidio di disoccupazione”.

Non solo, però, bisogna ‘punire’ i disoccupati che non accettano un lavoro perché è meglio guadagnare “stando a casa per almeno due anni” ma anche, sempre secondo Ledda, “dovrebbe essere funzionale l’organizzazione che gestisce i posti di lavoro e l’ufficio di collocamento per tutti coloro che cercano lavoro, ma anche per le aziende che lo offrono e per quelli che meritano il sussidio”, non favorendo, come scritto, “quelli che se ne stanno a casa a far nulla, prendendo però il sussidio di disoccupazione”.

Al netto delle proposte dell’imprenditore, resta, comunque, l’amaro in bocca per via del rifiuto proveniente soprattutto dai giovani, come se fare il postino fosse un mestiere degradante.

Sono idonei per fare i postini ma 90 su 100 dicono di no: “è colpa del sussidio”
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