Italia, una società bloccata

Un Paese immobile dove i figli stanno peggio dei padri

Solo il 6% dei giovani di 20 anni dice di trovarsi in condizioni socio-economiche migliori di quelle dei propri genitori. Uno su cinque sostiene che il proprio stato è addirittura peggiorato. E’ questa la fotografia dell’Italia d’inizio millennio. Una bella differenza rispetto a quella del boom economico, dove la mobilità sociale, la speranza di n un futuro migliore, il desiderio di affermazione, furono il carburante della crescita e dell’industrializzazione del Paese.

 

Oggi il 44% degli architetti è figlio di architetto, il 42% du avvocati e notai è figlio di avvocati e notai, il 40% dei farmacisti è figlio di farmacisti. In parole più dirette, chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco, chi nasce in una famiglia povera rimane povero.

 

Un Paese fermo è un grande problema, non solo per legittime istanze di equità sociale. Se viene tolta la “molla” del miglioramento la gente è meno propensa a studiare, a investire. Atteggiamenti, questi, che alla lunga sono in grado di impoverire l’intero Paese.
Il rapporto sulla mobilità sociale sarà presentato in questi giorni da Italia Futura, l’associazione creata da Luca Cordero di Montezemolo, con l’obiettivo d promuovere il dibattito sul futuro della Penisola.

 

Tra le proposte che saranno presentate per riavviare un certa dinamicità sociale, spicca il fondo di opportunità. L’ipotesi è quella di intestare a ogni bambino che nasce un conto in banca al quale avrà accesso solo dopo la maturità. La somma iniziale – 1.000 euro per tutti – sarà incrementata da un contributo annuale di 600 euro, versato per ogni anno di scuola elementare. Dalle medie in poi la somma è versata in funzione al merito e vari da 0 a 1.400 euro. In questo modo i più bravi accumuleranno alle fine delle superiori un tesoretto di 20 mila euro. Chi si ferma alla maturità potrà incassare il 40% della somma. Chi prosegue gli studi e si iscrive all’università incasserà il resto dei soldi sotto forma di mini stipendio mensile per un massimo di tre anni. L’obiettivo è spingere i giovani italiani a studiare, andando oltre le disponibilità di reddito delle famiglie di origine.

Italia, una società bloccata