Decolla il social recruiting. E il profilo sul social media diventa un’arma a doppio taglio

Aumenta la disoccupazione e crescono i Neet. I social media si confermano uno strumento ampiamente utilizzato dalle aziende per la ricerca di nuovi talenti. Ma il profilo deve essere aggiornato e curato

L’Onu fotografa uno scenario allarmante dell’Italia per tasso di disoccupazione, che nel quarto trimestre 2011 è al 9,7% raggiungendo il livello più alto dal 2001. La stessa agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della situazione sul mercato del lavoro (Ilo) denuncia un dato ugualmente critico: i Neet (Not in Education, Employment or Training), cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione, hanno raggiunto gli 1,5 milioni.

La crisi ha indubbiamente ridotto le possibilità di inserimento lavorativo dei giovani, tanto che la quota di Neet è passata dal 18,9% nel 2007, al 20,5% del 2009 fino ad arrivare al 22,1% del 2010. Ma se la Neet generation riduce ai margini della vita attiva circa 1,5 milioni di persone tra i 15 e i 29 anni, la maggior parte di giovani è impegnata nella ricerca di un lavoro e si chiede quale canale sia il più efficace ai fini di una collocazione professionale.

Una recente indagine di Adecco svela che le che le imprese si rivolgono sempre più ai social media per cercare candidati. Nella fattispecie puntano su LinkedIn per trovare professionisti qualificati, mentre i candidati privilegiano Facebook.
Un’abitudine che non coinvelge non più solo le multinazionali, ma che vede protagonista anche la media impresa italiana. Sempre più spesso i responsabili del personale non solo invitano i candidati a inoltrare una domanda di lavoro via internet, ma si spingono oltre e approfittano delle informazioni disponibili sui social network per raccogliere notizie relative al candidato.
Un profilo aggiornato e curato può essere un lasciapassare importante se il 31% dei selezionatori dichiara di valutare positivamente pagine personali curate e professionali, il 20% la personalità proattiva dei candidati e il 18% referenze e commenti postati da altre persone. Il social recruiting decolla e segna l’ultima frontiera nella ricerca di nuovi talenti per le aziende.

Nella medesima direzione vanno i risultati di un’indagine condotta da Gidp-Hrda, associazione nazionale che coinvolge quasi 4mila direttori del personale. Dallo studio ‘Le assunzioni: dal passaparola a Google e Facebook’ emerge infatti che il 71% degli intervistati ha cercato informazioni su internet relative ai candidati sotto osservazione, addirittura per il 18% questa attività diventa una prassi ricorrente. Non solo LinkedIn, che pure è adottato dal 65% delle aziende: per raccogliere informazioni sul candidato i responsabili delle risorse umane consultano anche Facebook (21%), Viadeo (12%), Twitter (2%) e YouTube (2%).
L’obiettivo è quello di arrivare a tracciare un profilo il più completo possibile, che coinvolga anche gli aspetti del contesto in cui il candidato si muove.

Un’opportunità per alcuni, ma anche un’arma a doppio taglio. Un articolo pubblicato sul New York Times Magazine racconta di quanto siamo diventati prigionieri del nostro passato digitale. E delle ripercussioni che ciò comporta in ambito personale e professionale.
Stacey Snyder pubblicò su MySpace una foto che la ritraeva a una festa con un cappello da pirata mentre beveva una birra. Il titolo dell’immagine era “pirata ubrica”. Stacey aveva 25 anni e stava facendo il tirocinio come insegnante in un’università della Pennsylvania. Il rettore, dovo aver ‘scoperto’ la foto le negò l’abilitazione all’insegnamento. Questo è uno dei casi raccontati dalla prestigiosa rivista Usa, che segnala anche una recente ricerca Microsoft secondo la quale il 75 per cento dei responsabili delle risorse umane negli Usa spulcia la rete in lungo e in largo quando esamina le domande di assunzione. E il 70 per cento dei manager sostiene di aver respinto alcuni candidati a seguito di informazioni reperite online.
Fortunatamente nel nostro Paese, stando all’indagine di Gidp, internet e i social network vengano ampiamente utilizzati per raccogliere le informazioni preliminari sui canditati ma ciò che conta davvero per le aziende sono le competenze e capacità dei lavoratori.

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