Smart working semplificato, verso proroga a fine anno anche nel settore privato

L’attuale termine è stato fissato, con la recente approvazione del decreto Sostegni bis, fino al 30 settembre 2021 ma lo smart
working nel settore privato potrebbe essere prorogato fino a fine anno. È, infatti, pronto – secondo quanto scrive il Sole 24 Ore –l’emendamento al decreto 52 “Riaperture”, attualmente all’esame della Camera, che consente alle imprese di utilizzare il lavoro agile per tutto il 2021 attraverso un atto unilaterale senza accordi individuali.

Un provvedimento che andrà ad allineare il settore privato con il pubblico. Sul fronte della pubblica amministrazione il decreto Proroghe (Decreto-legge 30 aprile 2021, n. 56) prevede che “fino alla definizione della disciplina del lavoro agile da parte dei contratti collettivi, ove previsti, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, le Pubbliche Amministrazioni organizzano il lavoro dei dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche mediante soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza, applicando il lavoro agile in modalità semplificata”. Il decreto ha stabilito che lo smart working nella Pa potrà proseguire senza l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di mantenere almeno la metà del personale in lavoro agile fino alla definizione della sua disciplina nei contratti collettivi del pubblico impiego. Inoltre i Piani del lavoro agile (Pola) in capo a ogni amministrazione da adottare entro il 31 gennaio di ogni anno, non dovranno più garantire lo smart working al 60% ma al 15% dei lavoratori potenziali. Scende, infine, dal 30% al 15% la soglia minima in caso di mancata adozione dei Piani organizzativi.

“Lo smart working sia una novità che diventerà una costante e crescerà l’utilizzo di questo strumento. Credo che si debba partire da confronto con parti sociali in un accordo quadro di carattere generale, con alcuni paletti messi dalla legge. Non credo che si debba fare una disciplina di dettaglio, molto deve essere rimesso alla contrattazione tra le parti sociali, però alcuni punti come il diritto alla disconnessione e la garanzia che il lavoro avvenga in sicurezza, la sicurezza delle informazioni che circolano attraverso la rete a causa dello smartworking devono essere disciplinate in qualche modo da una normativa – ha affermato il ministro del Lavoro Andrea Orlando –. Abbiamo avviato per questo un confronto con le parti sociali e abbiamo attivato un gruppo di esperti che ci darà indicazioni in questa direzione. Sarà importante capire il punto di equilibrio dopo la pandemia, quanto sarà l’utilizzo. Molto andrà disciplinato con la contrattazione aziendale, non tutte le imprese lo utilizzeranno allo stesso modo. Noi dobbiamo dare la cornice entro la quale sviluppare la contrattazione e i tempi non possono che essere quelli dei prossimi mesi”.

Secondo i dati Inapp al momento sono in lavoro agile oltre 5 milioni di lavoratori. Un’introduzione ‘strutturale’ dello smart working – secondo uno studio di Fondirigenti – potrebbe portare a un nuovo modello di settimana lavorativa con 2,6 giorni in presenza e i restanti 2,4 a distanza.

“Non sono contraria a una nuova proroga fino a fine anno della normativa emergenziale sul lavoro agile – ha commentato la segretaria della Cgil con delega al mercato del Lavoro, Tania Scacchetti –. Questi mesi in più tuttavia devono servire per rimettere al centro della contrattazione collettiva la gestione di questa profonda trasformazione del modo di lavorare. E?comunque, quando usciremo dalle norme emergenziali, va ripristinato l’obbligo dell’accordo individuale”.

“Stime recenti indicano che 5 milioni di lavoratori italiani potrebbero restare in lavoro agile anche dopo la fine della pandemia. Alla luce di ciò, credo sia urgente iniziare a discutere seriamente di come rivedere l’attuale disciplina. Il Movimento 5 Stelle è stato il primo a porre il tema, presentando delle proposte di legge sia alla Camera sia al Senato. Di recente anche il ministro Orlando si è pronunciato in tal senso, citando il diritto alla disconnessione e la garanzia di un lavoro svolto in sicurezza come elementi cardine, da disciplinare attraverso una normativa. Proprio su questi due punti si fonda la pdl a mia prima firma depositata il 2 marzo 2020 in commissione Lavoro alla Camera. L’obiettivo del testo è proprio di aggiornare le attuali regole coinvolgendo anche la contrattazione collettiva di secondo livello. Sul diritto alla disconnessione, in particolare, intendiamo declinare il concetto in modo ampio collegandolo al concetto di pausa e al tempo di non lavoro – ha spiegato in una nota Valentina Barzotti, deputata del MoVimento 5 Stelle componente della commissione Lavoro –. Inoltre durante l’approvazione del decreto Covid a Montecitorio, con un emendamento del nostro capogruppo in commissione Lavoro, Niccolò Invidia, abbiamo introdotto una prima forma di diritto alla disconnessione per i lavoratori da casa con figli sotto i 16 anni in didattica a distanza, e con un mio Ordine del giorno abbiamo impegnato il Governo a rafforzare l’esercizio di questo diritto. Adesso che, finalmente, il lavoro agile è entrato prepotentemente nelle dinamiche aziendali, abbiamo la responsabilità di renderlo strutturale, ma anche di fissare dei limiti imprescindibili tra vita privata e lavorativa. Serve un rapido cambio di mentalità, non vogliamo il lavoro da casa, ma un nuovo modo di concepire il lavoro. Il Movimento 5 Stelle è pronto a fare la sua parte”.

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