Smart working, quanti giorni a settimana dopo la pandemia?

Ecco cosa hanno intenzione di fare le imprese a fine emergenza

Da emergenza a nuovo modello di lavoro, per lo smart working il passo è stato decisamente breve. Se prima dello scoppio della pandemia era davvero sparuta la fetta di lavoratori  ad usufruire del lavoro agile, il boom che si è reso necessario in scia alle restrizioni in atto nel nostro Paese per contenere la diffusione della pandemia nel nostro Paese limitando la circolazione, sembra destinato a non sgonfiarsi.

Numeri alla mano, prima dell’emergenza sanitaria vi faceva ricorso appena il 13% delle imprese (intorno ai 500mila addetti, secondo i dati dell’Osservatorio del politecnico di Milano), mentre ad oggi solo il 4% delle imprese non lo ha mai utilizzato.

 

Che succederà dopo? In tanti, da diverso tempo ormai, iniziano ad interrogarsi sugli scenari post -Covid,  invocando una regolamentazione più chiara che fissi con maggior precisione il perimetro. Certo è che anche una volta archiviata l’emergenza, non si tornerà più al mondo pre-Covid. La rivoluzione innescata inconsapevolmente dalla pandemia è ormai un passaggio senza ritorno. 

Più della metà delle aziende, il 54% per la precisione, dichiara che continuerà a far ricorso allo smart working anche dopo, in misura, dunque, pressochè permanente. Bisognerà disegnare una nuova settimana lavorativa e  l’opinione prevalente è “spezzarla a metà“: 2,6 giorni in presenza e 2,4 a distanza.

Un mix che punta ad incentivare i rapporti sociali e l’ interazione fisica tra colleghi,  aspetti che restano comunque centrali e devono essere quindi incoraggiati.  A scattare la fotografia, anticipando i futuri scenari, uno studio realizzato da Fondirigenti, che ha sondato con il “Quick survey Smart working 2.0” le sue 14mila aziende aderenti.

Senza contare che anche l’ambiente ringrazia: gli spostamenti limitati contribuiscono a ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa 300 chili a persona l’anno, consentendo a ciascuno un risparmio di oltre mille euro.

Solo lati positivi? Ovviamente no. Non manca, infatti, qualche “lato oscuro”. Su tutti il “deficit” di socialità  ma anche una lunga serie di problemi tecnico-logistici, connessione in primis. Preoccupano anche il timore di essere sommersi da un numero indefinito di call durante la giornata che chiama in causa un’altra questione:  l’incognita orari. 

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