Smart working, nuova proroga: cosa cambia e per chi

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, propone l'estensione per alcune categorie di lavoratori. Fino al 31 dicembre e con fondi reperiti ad hoc

Dopo le novità in arriva dal primo settembre in tema di semplificazioni (ne abbiamo parlato qui), il settore dello smart working registra un altro importante aggiornamento. È in arrivo infatti un nuovo emendamento proposto dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per la proroga del lavoro agile per alcune categorie di persone.

Per chi vale la proroga dello smart working

Orlando ha sottoposto all’esame di Palazzo Chigi l’estensione dello smart working per i lavoratori fragili e per i genitori dei figli under 14. La proroga resterebbe valida fino al 31 dicembre 2022. L’emendamento sarà presentato in sede di conversione del Decreto Aiuti bis in Senato e la copertura per i dipendenti pubblici è stata trovata con fondi propri del Ministero del Lavoro.

Cosa prevede la legge

Dal 31 agosto scade la possibilità per il datore di lavoro di ricorrere allo smart working in modo unilaterale e dal 1° settembre si torna a quanto previsto dalla legge 81 del 2017. Servirà cioè un accordo individuale per disciplinare il lavoro agile, anche nel caso fosse inserito in policy o accordi quadro a livello aziendale (ecco le proposte dei partiti in vista delle elezioni sul tema).

Il dibattito sullo smart working

Durante l’ultimo Consiglio dei Ministri, prima della caduta del Governo Draghi, la maggioranza si era spaccata proprio sulla proroga degli aiuti per i lavoratori fragili e i genitori con figli sotto i 14 d’età. Per questi ultimi, in assenza della riconferma di una specifica forma di tutela, sarebbe tornato l’obbligo di presenza senza se e senza ma.

“Purtroppo per il momento non si è trovato il necessario consenso, ma non demordo e continueremo a intervenire in sede di conversione del Decreto Aiuti”, aveva affermato Orlando.

Le regola per le altre categorie di lavoratori

Le norme valide per tutte le altre categorie di lavoratori sono contenute nel Decreto Semplificazioni. In primo luogo continua a esserci la possibilità per il datore di lavoro di comunicare gli estremi dei dipendenti che lavorano da remoto, senza che sia necessario inviare la copia di ogni singolo accordo individuale.

Il 7 dicembre 2021 è stato inoltre firmato il Protocollo nazionale sullo smart working nel settore privato, che prevede nuove tutele e accordi tra lavoratori e datori di lavoro.

Il confronto fra Italia ed Europa

Passando alle statistiche e ai dati, è interessante fare un confronto fra la situazione italiana e quella a livello europeo. Secondo l’Istat, nel nostro Paese il lavoro agile registra una percentuale di utilizzo del 13%: un numero di gran lunga inferiore rispetto alla media europea, pari al 20%.

Non solo: l’Italia è nelle ultime posizioni anche per quello che viene definito smart working intensivo, ossia per quei lavoratori impiegati nel lavoro agile per almeno metà dell’orario di lavoro. Anche in quest’ambito, il Bel Paese appare sotto la media europea di 5 punti percentuali e per giunta con un trend è in calo. Una situazione diametralmente opposto a quella degli altri Paesi europei, che invece puntano sempre più sullo smart working.