Smart working nella PA, Madia: “Più cultura del risultato”

Il lavoro agile o "smart working" pronto a debuttare nel pubblico impiego

(Teleborsa)Ci siamo: il lavoro agile o “smart working” sta per fare il debutto nel pubblico impiego. L’Italia, come al solito, in ritardo cronico sulla questione prova a mettere la freccia  rivoluzionando il concetto di lavoro che, dunque, potrà essere svolto anche in un luogo diverso dall’ufficio. Il governo, intanto,è pronto a mettere sul piatto 5,5 milioni di risorse europee.  Tutto cambia, anche il lavoro che sta andando sempre di più verso una direzione più ‘agile’ e flessibile, in una parola, appunto, “smart”.

E’ stata Marianna Madia, ministro della Funziona pubblica, a illustrare la direttiva nella giornata di ieri nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi al fianco di Maria Elena Boschi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, parlando di “una nuova sfida”.

La direttiva sul ‘lavoro agile’ nella pubblica amministrazione è un “tassello importante” della riforma, nella logica di “meno cultura della procedura e più cultura del risultato e dell’obiettivo” ha precisato la Madia che ha tenuto a sottolineare come  “non contano più solo le ore lavorate ma obiettivi e risultati”.
La pubblica amministrazione “aprirà questa strada in modo molto convinto, molto determinato” ha aggiunto la Boschi.

“Sappiamo che sono soprattutto le donne a pagare il prezzo di un’eccessiva rigidità nella organizzazione del lavoro, negli spazi e negli orari – ha continuato – questa forma di organizzazione consentirà una miglior conciliazione dei tempi familiari, della vita privata con il proprio lavoro ma, – ha aggiunto Boschi – noi vorremmo che fosse una sfida anche culturale che porti ogni coppia a valutare se sarà l’uomo o la donna a sfruttare questa possibilità”.

Più soddisfatti e sereni – Da un’indagine su oltre 1000 persone, condotta dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, in Italia gli smart worker sono più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori. Il 35% è più sereno, grazie all’opportunità di conciliare vita privata e lavorativa. Il 41% è più soddisfatto dei risultati raggiunti, rispetto al 16% dei lavoratori tradizionali. Il 46% è entusiasta, mentre lo sono solo il 20%, meno della metà, degli altri lavoratori.

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