Smart working, la nuova vita “agile” degli italiani

A fare il punto sull'impatto dello smart working nel nostro Paese è un'indagine realizzata dalla piattaforma online per la ricerca del lavoro InfoJobs

Dalle call con incursioni della famiglia al suono dei citofoni che annunciano l’arrivo del corriere. In uno scenario economico, sociale e sanitario che riserva tuttora grandi sfide da affrontare lo smart working è entrato a far parte delle abitudini di vita degli italiani stravolgendo, in diversi casi, la routine lavorativa di molti di loro e trasformando le abitazioni in nuove case-ufficio.

A fare il punto sull’impatto dello smart working nel nostro Paese è un’indagine realizzata dalla piattaforma online per la ricerca del lavoro InfoJobs che ha chiesto ai suoi iscritti come si svolge la vita degli italiani ai tempi del lavoro smart, con una particolare attenzione ai meeting online, che hanno sostituito le riunioni in presenza.

Il primo dato emerso dall’indagine InfoJobs è che le call e video call sono ormai un’abitudine quotidiana del lavoratore smart. Se la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un’ora, l’altra metà vi dedica tra una e tre ore al giorno (34,8%), con picchi di quattro ore e più (13,2%).

Grande importanza è riservata dai lavoratori alla preparazione per affrontare una video call. Per i lavoratori è essenziale, innanzitutto, cercare un luogo in casa dove l’audio sia perfetto e dove siano sicuri di non essere disturbati (48,5%), ma anche dove ci sia uno sfondo neutro per non far vedere troppo la casa (26,7%) e mostrare la propria sfera intima. Avere, in video, un aspetto curato è importante per il 19,4%, ma il 22,4% ritiene prioritario essere preparati per l’agenda del giorno e non tralasciare nulla.

Spesso, durante una video-chiamata di lavoro, ci si trova davanti a piccoli intoppi tecnici o a invasioni domestiche che hanno creato autentici tormentoni, ovvero frasi che ripetiamo sempre e costantemente durante le call, sinonimo di situazioni scolpite nella quotidianità dello smart working. Le principali secondo lo studio sono: “Sei in muto!”, (55,4%); “Scusate, il citofono!”, (45,9%); “Chiudo la finestra, oggi i vicini hanno deciso di tenere un concerto / tagliare l’erba / fare i lavori” (30,6%); “Prova a togliere il video che magari prende meglio” (30,5%); “Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta!” (29,4%).

Come ogni esperienza, anche lo smart working ha pro e contro. A mesi di distanza da quella che per molti è stata una prima prova di smart working, InfoJobs ha chiesto ai lavoratori quali siano gli imprevisti da videocall che strappano un sorriso ai partecipanti.

Tra gli altri figurano: Figli che urlano o litigano, giocando o facendo videolezioni (46%); familiari di vario genere e con mise improbabili che irrompono nelle stanze-ufficio già occupate, e quindi nello schermo (41,1%); sfondo standard, sempre lo stesso angolo di casa, ma con arredamento o dettagli caratteristici (28,8%); i rumori del collega multitasking: il tramestio dei piatti, l’acqua del bagno, lo sfrigolio del soffritto (27,6%); il gatto che passa davanti al monitor (20,8%).

Questione centrale è poi, ove possibile, la scelta di accendere o meno la videocamera. Nel caso in cui un collega non la accenda nel 45% il pensiero comune è che sia spettinato o in pigiama (45%); che non abbia l’outfit adatto (37%); o che non voglia far sapere che sta facendo altro (33,3%) in una sorta di multi-tasking da remoto.

Lo studio ha, poi, analizzato il rapporto con i capi e con i colleghi, sottolineando l’importanza dell’allineamento. Che siano al telefono, via mail o via chat, le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare. In cima alla classifica della domanda più ricorrente il 53,6% dei lavoratori dichiara che vi è la richiesta da parte dei superiori di fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un’attività e valutare insieme opportunità e criticità; segue per il 28,4% degli intervistati l’immancabile last minute, ovvero quella richiesta di report/preventivi o proposte che hanno deadline stringenti. I capi rimangono tali anche in smart, coordinano e a volte controllano: chiedono email di aggiornamento su progetti speciali (18%), ma anche sulle attività giornaliere con una email di riepilogo (13,7%).

Anche fra colleghi, – evidenzia lo studio – la richiesta più frequente è un allineamento del team (59,6%), segno che tenersi in contatto ed essere aggiornati è una necessità soprattutto quando non si lavora più fianco a fianco. Segue il bisogno di supporto (47,5%) o una proposta di divisioni delle attività per rispettare le deadline stabilite, magari dal capo o dai clienti. E proprio prima di affrontare il capo, secondo il 14,1%, è frequente la proposta di un pre-meeting fra colleghi. Il 2,5% organizza, infine, caffè o aperitivi virtuali.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Smart working, la nuova vita “agile” degli italiani