Smart working e stato emergenza: cosa cambia senza la proroga?

Con l'eventuale fine dello stato di emergenza, cambiano le cose anche in ottica smart working al quale ora si può accedere con la modalità semplificata.

E’ un calendario fatto a tappe il piano messo a punto dall’esecutivo per uscire gradualmente dall’emergenza, tornando a una nuova normalità. I mesi invernali – solitamente quelli più insidiosi – sono alle spalle e la stagione estiva apre a scenari meno preoccupanti. Intanto, arrivano buone notizie dalla curva dei contagi, in calo così come i ricoveri.

Governo studia exit strategy

Da venerdì, intanto, stop alle mascherine all’aperto in tutta Italia (non solo in zona bianca come era stato inizialmente ipotizzato ) anche se bisognerà comunque portarle con sè per indossarle in caso di assembramenti. Sempre l’11 febbraio si tornerà anche a ballare nelle discoteche, ovviamente nel rispetto dei protocolli.

Tra i prossimi step, anche la riapertura – che ovviamente avverrà sotto il segno della gradualità – degli stadi a capienze più ampie, a partire dal 75% fino al 100%. Il Ministro della Salute Roberto Speranza e la Sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali sono già al lavoro sul tema.

Smart working, cosa potrebbe cambiare

Una delle date chiave è senza dubbio quella del 31 marzo quando cioè scadrà la proroga dello stato di emergenza in Italia. Questa volta, però, a differenza di tutte le precedenti, il Governo sembra intenzionato a non procedere con l’ennesima proroga.

Con l’eventuale fine dello stato di emergenza, cambiano le cose anche in ottica smart working al quale ora si può accedere con la modalità semplificata: ciò significa che dal 1 aprile – in assenza di una proroga che allo stato sembra se non impossibile, altamente improbabile – si tornerebbe all’accordo individuale tra azienda e singolo dipendente e con notifica telematica e massiva al ministero del lavoro.

E il green pass?

L’ultimo a cadere dovrebbe essere il green pass che non finirà con l’eventuale fine dello stato di emergenza ma sembra destinato ad andare avanti fino all’estate. “Come la pandemia, anche il green pass non durerà per sempre e quindi, non appena i dati lo consentiranno, potrà essere rimodulato”,  ha detto nelle scorse ore il sottosegretario alla Salute,  Sileri.

Da New York a Londra, cosa è cambiato?

Intanto, il virus fa meno paura nel mondo. Da New York a Londra, dopo la stretta l’allentamento. Va in questa direzione la decisione del governatore di New York Kathy Hochul di revocare l’obbligo delle mascherine al chiuso e l’obbligo per gli esercenti commerciali di chiedere la prova della vaccinazione. Hochul comunque mantiene l’obbligo per le scuole e mezzi pubblici, come metropolitana, autobus e treni.

Si guarda avanti anche in Inghilterra dove il Premier britannico Boris Johnson punta a eliminare ogni rimanente restrizione anti-Covid vigente nel Paese, incluso l’obbligo legale all’isolamento in caso di test positivo, un mese in anticipo rispetto alla data prevista del 24 marzo. Lo ha annunciato durante il Question Times alla Camera dei Comuni.

Il primo ministro ha affermato che presenterà la strategia del governo per convivere con il coronavirus, trattandolo quindi come una endemia e non più come una pandemia,