Smart working, dai Caraibi si può. L’idea per rilanciare il turismo con i “lavoratori da remoto”

Il Governo dell'isola lancia un appello agli smart worker: l'occasione che in molti (quasi tutti) stavano aspettando

Lavorare da remoto con permessi di soggiorno speciali che prevedono un periodo massimo di 12 mesi. Se la pandemia di coronavirus ha aperto, per milioni di persone, la strada allo smart working c’è chi ha pensato di rendere più allettante questa modalità di lavoro incentivando, allo stesso tempo, la ripresa del turismo.

Nell’era in cui la tecnologia ha abbattuto i confini di uffici e Paesi e basta un computer e una connessione internet per essere connessi con il mondo Mia Amor Mottley, primo ministro delle Barbados, ha invitato gli smart worker di ogni parte del globo a “cambiare il panorama che vedono dalla propria finestra” e lavorare dalle spiagge dell’isola situata tra il mar dei Caraibi e l’oceano Atlantico.

“Non avete la stretta necessità di lavorare in Europa, o negli Usa, o in America Latina. Potete venire qui e lavorare per un paio di mesi alla volta. Venire e tornare” ha annunciato la premier dell’isola delle Piccole Antille. Grazie a un “bollino di benvenuto alle Barbados” i lavoratori stranieri potranno rilocalizzarsi in questo piccolo paradiso senza restrizioni di sorta. Per i cittadini britannici, inoltre, non c’è neanche bisogno del visto dal momento che Barbados, indipendente dal 1966, fa parte del Commonwealth.

Un’idea è volta ad aiutare la ripresa economica dell’isola afflitta dal blocco del turismo innescato dalla pandemia, favorendo, in vista della riapertura dei confini prevista per domani, 12 luglio, gli arrivi internazionali, attualmente crollati a picco.

Nel dettaglio sarà possibile trascorrere fino a un anno di fila nel Paese oppure decidere di uscire e rientrare. “Vivere sull’isola durante l’anno permetterà a chi viene da fuori di scoprire la nostra cultura e assistere ad eventi locali che i normali turisti estivi si perdono. Sarà anche un’occasione per noi, come nazione e come settore d’accoglienza, di metterci alla prova e migliorarci” ha spiegato Mottley.

Solo in Italia, – secondo quanto emerge dal rapporto Istat sulla situazione e le prospettive del Paese – in seguito all’emergenza Covid-19, il 90% delle grandi imprese (250 addetti e oltre) e il 73,1% delle imprese di dimensione media (50-249 addetti) ha introdotto o esteso lo smart working. A fare ampio ricorso al lavoro da remoto sono state anche le imprese di minori dimensioni. Il 37,2% delle piccole (10-49 addetti) e il 18,3% delle microimprese (3-9 addetti) ha, infatti, adottato questa modalità.

Anche dopo la fine del lockdown (maggio-giugno 2020), – sempre secondo l’Istat – la quota di lavoratori impiegati a distanza pur in declino resta significativa (5,3%), soprattutto nelle grandi e medie imprese (25,1% e 16,2%). Ciò significa che, grazie all’implementazione di soluzioni informatiche e organizzative, una fetta di imprese italiane è riuscita nel giro di poche settimane a estendere forme lavorative in precedenza limitate a una piccola minoranza a quote considerevoli di personale.

Una vera e propria rivoluzione nel mondo del lavoro che potrebbe a cambiare lo scenario futuro. Se la proposta del Governo delle Barbados riscuoterà successo l’idea potrebbe essere copiata anche da altri Paesi.

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