Smart working, da benefit a “beffa” ore in più: pro e contro

Aziende "generiche" sul diritto alla disconnessione

Sono mesi ormai che ci si interroga su come sarà il lavoro post emergenza. Intanto, tra restrizioni e varianti, da oltre un anno lo smart working è salito in cattedra, secondo molti, destinato a restarci ancora per diverso tempo. Insomma, un cambiamento dal quale difficilmente si tornerà indietro, anche una volta archiviata la fase emergenziale.

Anche perchè sono sempre di più i lavoratori favorevoli a continuare questa esperienza di lavoro, apprezzandone, in particolare, le caratteristiche di flessibilità. Ovviamente serve una regolamentazione più chiara per superare le criticità che non mancano.

“Beffa” ore in più

Ad esempio, il 44% di chi lavora in smart working sostiene che gli è capitato di lavorare più ore di quelle previste nel contratto.  Capitolo benefit: prevale la platea dei “soddisfatti” con un 56% di lavoratori che risponde di non aver perso nulla rispetto alla fase in cui lavorava dall’ufficio ma c’è un 41% che dice di aver perso il buono pasta/mensa. Questa la fotografia scattata dall’ indagine Fim Cisl, realizzata in collaborazione con Adapt.

Altra questione al centro del dibattito il diritto alla disconnessione. Sul tema, nel 61% dei casi i lavoratori hanno risposto che da parte dell’azienda non è stata attuata alcuna misura né li ha informati dell’esistenza di tale diritto; una fetta decisamente più ridotta, il 32%, invece dice che l’azienda si è limitata a ricordare che il diritto esiste e che il lavoratore non è tenuto a rispondere alle mail.

Smart working, tra presente e futuro

Come Fim Cisl – si legge nel commento che accompagna l’analisi – “ci proponiamo 2 obiettivi: chiedere al governo di superare la fase di emergenza che oggi rende debole il ruolo delle parti sociali e impegnarci per un ruolo centrale della contrattazione, che sappia in chiave innovativa non solo governare le flessibilità di questa modalità di lavoro, ma porre al centro il lavoro per obiettivi, sostenibile e governato dal lavoratore stesso che possa corrispondere ai cambiamenti di un lavoro sempre più legato ai risultati”

 

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