Smart working, aziende pianificano il rientro: che succede a settembre?

Si va verso il "modello misto" che però non sembra convincere i lavoratori

L’impatto della pandemia sul mondo del lavoro è stato, senza dubbio, tra i più evidenti, provocando una vera e propria rivoluzione. Se prima che il Covid irrompesse nelle nostre vite lo smart working era una realtà conosciuta ben poco e praticata ancora meno, adesso, a distanza di oltre un anno, in scia alle restrizioni adottate nel corso dei mesi per provare a contenere la diffusione del virus, è diventato una realtà stabile, destinata ad accompagnarci per il prossimo futuro.

Smart working, cosa succede a settembre

Anche perché sembra proprio che la pandemia non ne voglia sapere di abbassare la testa. La campagna vaccinale procede – non con gli stessi numeri record dei mesi precedenti –  con le vacanze e una serie di comportamenti irresponsabili che potrebbero regalare, purtroppo, alla curva nuova linfa nei mesi autunnali.
Non a caso, il Governo ha prorogato lo stato di emergenza al 31 dicembre così da poter avere ampio raggio di azione in caso di eventuale peggioramento della situazione, scenario che ovviamente nessuno si augura ma che purtroppo resta in pista.

Smart working, verso il modello misto

Le aziende intanto pianificano il rientro dopo le ferie ma sono tanti i nodi da sciogliere. Si va verso il modello misto, ossia il mix tra giorni di lavoro in ufficio, dunque in presenza e giorni di lavoro agile. Quanti? Come? E soprattutto con quali tutele per i lavoratori in smart working?

Dal diritto alla disconnessione alle nuove tutele, il perimetro è ancora troppo sfumati: anche a questo servirà il tavolo previsto alla ripresa delle attività tra Ministro del lavoro Orlando e parti sociali, chiamati a fissare i paletti con maggior chiarezza.

E che dire di quei lavoratori che in regime di lavoro agile hanno deciso di scappare dalla città: per loro sarà difficile conciliare il cambio di vita con lo scenario di una settimana ‘spezzata’ tra giorni in presenza e giorni da remoto.

Intanto un recente studio rileva che un ritorno in presenza potrebbe valere il 2 per cento di PIL. Non male per l’Italia che quest’anno si appresta a centrare una crescita del 5,6%, numeri che ci riportano indietro nel tempo, agli anni 70, incoronandoci (chi l’avrebbe detto) locomotiva d Europa. 

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Smart working, aziende pianificano il rientro: che succede a settembre...