Smart working avanti tutta. Che accadrà dopo il 31 luglio?

Si profila un rinvio dello stato di emergenza ed un nuovo modello "semplificato" per la richiesta

Lo smart working o lavoro agile, sino a qualche mese fa era una modalità poco conosciuta in Italia, ma la crisi del Covid-19 ha permesso di incentivarlo, tanto da farlo diventare quasi la nuova “normalità” durante il lockdown. Con la ripartenza ha sicuramente facilitato quel percorso di ripresa graduale auspicato dal governo ed imposto dalle mutevoli condizioni sanitarie, ma cosa accadrà alla fine dell’emergenza?

Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e soprattutto quella della PA Fabiana Dadone la considerano una “esperienza” ed una “opportunità” da cogliere nel futuro, ma è opinione comune che vada regolamentato e soprattutto vada semplificala la procedura di richiesta. Altro problema è capire quando terminerà lo stato di emergenza, ad oggi fissato al 31 luglio, ma potenzialmente prorogabile al 31 ottobre o al 31 dicembre.

Catalfo: Incentivare smart working ma non sia carico per le donne

Semaforo arancione della Ministra del LavoroNunzia Catalfo, che in occasione de “Le Olimpiadi delle idee” organizzata dal Movimento 5 Stelle sulla piattaforma Russeau, ha affermato che lo smart working “va incentivato ma dobbiamo stare attenti chenon diventi un carico ulteriore per le donne”.

La Catalfo ha ricordato che il Ministero del Lavoro durante il lockdown ha messo in smart working il 90% del personale e che più di 2 milioni di lavoratori del privato hanno usato lo smart working con benefici importanti.

Ci sono però dei nodi da sciogliere – ha spiegato, come il diritto alla disconnessione ed altri “temi dibattuti”, come quello “se si ha diritto al buono pasto o no”. Ne consegue che questa modalità andrà regolamentata dopo un confronto con le parti sociali, che chiedono anche di chiarire diversi temi come quelli de costi delle apparecchiature e della connessione.

Dadone: “La mia idea ribelle della PA comprende smart working e once only”

“La mia idea ribelle in verità sono due: è illavoro smart, che è una grande occasione durante la pandemia ed è stata una grandissima prova per la PA, la più grande azienda italiana, che vorrei fosse il traino anche dopo con la ripartizione del Recovery Fund”, ha affermato la Ministra del Pubblico Impiego, Fabiana Dadone, intervenendo allo stesso evento.

“L”altra idea folle – ha aggiunto – è che la PA deve chiedere una sola volta un documento, Once only, quindi gli uffici pubblici devono avere banche dati che dialoghino tra loro”.

La Dadone ha poi promesso che la “contrattazione” sui contratti ripartirà presto e dovrà chiarire una serie di questione sui rientri e sulle nuove modalità di lavoro.

Dal 1° agosto nuovo modello di richiesta dello smart working

Il nodo centrale, a pochi giorni dalla fine dello stato di emergenza, che scade il 31 luglio, è capire cosa succederà a chi ha lavorato in smart working. In realtà, l’emergenza verrà prorogata, ancora non è chiaro se al 31 ottobre o al 31 dicembre, e sul punto si esprimerà la prossima settimana il Parlamento.

Frattanto, si profila un nuovo modello “semplificato” per la richiesta dello smart working al Ministero del Lavoro – sempre online e senza contratto individuale – derogando alla Legge 81 del 22 maggio 2017, che disciplinava questa materia, prevedendo appunto la stipula di un contratto individuale fra datore di lavoro e dipendente.

Sul sito del Ministero sono già stati pubblicati i documenti che le imprese devono utilizzare, in luogo della procedura semplificata, che comprendono il modulo per la comunicazione dei periodi di lavoro in modalità di smart working e il Template per indicare l’elenco dei lavoratori coinvolti. Nel modello, il datore di lavoro autocertifica che l’azienda “è in possesso degli accordi individuali dei lavoratori elencati nel file allegato” e “si impegna ad esibirli per attività di monitoraggio e vigilanza”.

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