Smart working: aumenta la produttività ma anche le ore di lavoro

Lo smart working può essere un enorme vantaggio per tutti se intrapreso, ma la situazione in Italia si sbloccherà? Vediamo di cosa si tratta nello specifico

Lo smart working è un fenomeno che sta attirando l’attenzione di molti e sembra che le opportunità per lavoratore e azienda potrebbero essere notevoli. Tuttavia, nonostante le buone prospettive, le reticenze nel nostro Paese sono ancora molto alte e stanno rallentando lo sviluppo di questo settore. Se non sapete di cosa si tratta, possiamo spiegare lo smart working come un lavoro flessibile, dove il vecchio cartellino da timbrare sparisce in favore di altri alleati più tecnologici. Stiamo parlando dei device come smartphone, tablet e di una semplice connessione internet che permettono di lavorare ovunque.

Il vantaggio principale di questo nuovo approccio lavorativo sembra essere l’aumento di produttività che, oltre a beneficiare dell’ambiente di lavoro più amichevole, è dovuto anche all’aumento delle ore lavorate. Infatti, stando a una recente ricerca condotta in Italia, il 21 % degli smart worker lavora 15 ore in più a settimana rispetto ai loro colleghi che rimangono in ufficio. Il motivo è semplice da capire, perché l’unica regola presente riguarda la reperibilità continua. Ad ogni modo, non tutti i giorni sono uguali poiché la maggior parte degli intervistati hanno dichiarato di vivere il lunedì e il sabato come le giornate dove è più facile superare l’orario di lavoro. Rispetto ai colleghi tedeschi, sono più del doppio gli smart worker che superano le 8 ore lavorative nel primo giorno del week end.

Quest’indagine comunque ha evidenziato anche altri aspetti del lavoro flessibile, perché è emerso che molti usano il sesto giorno della settimana per controllare email, svolgere il lavoro arretrato e fare ricerche online. Dal punto di vista dei luoghi, invece, sembra che i bar e i mezzi di trasporto siano i posti preferiti per controllare i messaggi ricevuti. Purtroppo però, come abbiamo già accennato, anche se molte aziende italiane hanno capito le potenzialità dello smart working, e il 54% di loro sono convinte di usare questa strategia, in realtà solo il 14% delle imprese del nostro Paese adotta fedelmente i principi del lavoro flessibile. L’Italia è quindi ancora indietro rispetto al resto d’Europa, nonostante il nuovo approccio al mondo del lavoro potrebbe aiutare le aziende ad attirare talenti e a ridurre i costi. Il motivo principale di questa difficoltà ad abbracciare lo smart working è dato soprattutto da un’assenza normativa e dalle resistenze culturali.

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