Smart working a fine pandemia, c’è chi potrà farlo dall’estero

Ci si chiede quanto la pandemia Covid cambierà il modo di lavorare e la mobilità, a partire dal paradigma dello smart working. Revolut consente ai dipendenti di lavorare dall'estero fino a 60 giorni l'anno.

Da emergenza a nuovo modello di lavoro, per lo smart working il passo è stato decisamente breve. Se prima dello scoppio della pandemia era davvero sparuta la fetta di lavoratori ad usufruire del lavoro agile, il boom che si è reso necessario in scia alle restrizioni in atto nel nostro Paese per contenere la diffusione della pandemia nel nostro Paese limitando la circolazione, sembra destinato a non sgonfiarsi.

Numeri alla mano, prima dell’emergenza sanitaria vi faceva ricorso appena il 13% delle imprese (intorno ai 500mila addetti, secondo i dati dell’Osservatorio del politecnico di Milano), mentre ad oggi solo il 4% delle imprese non lo ha mai utilizzato.

Che succederà dopo?

In tanti, da diverso tempo ormai, iniziano ad interrogarsi sugli scenari post -Covid, invocando una regolamentazione più chiara che fissi con maggior precisione il perimetro. Certo è che anche una volta archiviata l’emergenza, non si tornerà più al mondo pre-Covid. La rivoluzione innescata inconsapevolmente dalla pandemia è ormai un passaggio senza ritorno.

Più della metà delle aziende, il 54% per la precisione, dichiara che continuerà a far ricorso allo smart working anche dopo, in misura, dunque, pressochè permanente. Bisognerà disegnare una nuova settimana lavorativa e l’opinione prevalente è “spezzarla a metà“: 2,6 giorni in presenza e 2,4 a distanza.

Rivoluzione Revolut

In tutto ciò, c’è chi si muove con maggiore decisione verso il paradigma smart. Revolut, la super app finanziaria con 15 milioni di clienti in tutto il mondo, ha annunciato che consentirà ai suoi oltre 2.000 dipendenti di lavorare dall’estero fino a 60 giorni l’anno, un ulteriore passo nel suo impegno di promuovere il lavoro agile.

Una volta che le restrizioni di viaggio verranno allentate – e sempre seguendo le linee guida delle autorità sanitarie nazionali – i dipendenti Revolut avranno l’opportunità di lavorare temporaneamente da un luogo diverso rispetto al Paese di impiego. L’azienda ha studiato le normative applicabili in materia di imposte per la società, immigrazione, imposte sul reddito e previdenza sociale per creare una policy vantaggiosa e conveniente per i dipendenti

La nuova politica di lavoro temporaneo dall’estero è stata lanciata per venire incontro alle richieste dei dipendenti che, provenendo da tanti diversi Paesi, hanno espresso la necessità di visitare le famiglie più spesso e/o per periodi più lunghi. Poiché Revolut abbraccia la diversità culturale del suo personale, ha voluto consentire ai dipendenti di trascorrere più tempo di qualità all’estero.

I dipendenti Revolut che desiderano lavorare al di fuori del proprio Paese di impiego per motivi personali e non lavorativi, potranno farlo per un periodo massimo di 60 giorni di calendario nei 12 mesi.

La nuova strategia annunciata quest’anno

Questa nuova policy fa parte della più ampia strategia di Revolut verso un lavoro flessibile. A febbraio, Revolut ha annunciato il passaggio a un modello ibrido, supportato dall’innovativa strategia immobiliare RevLabs che prevede il riutilizzo di tutti i suoi uffici come spazi collaborativi flessibili. In risposta alle preferenze chiaramente espresse dai suoi oltre 2.000 dipendenti, Revolut ora consente alla stragrande maggioranza di scegliere quando e quanto spesso desiderano lavorare da casa o recarsi in ufficio. Questo nuovo modello ibrido è un progetto pilota e dovrebbe essere completamente implementato entro la fine dell’anno.

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