Scuola, UE: l’Italia dovrà rispondere su abuso supplenze entro il 15 novembre

(Teleborsa) – Dichiarato ammissibile il ricorso 146/17 presentato dal sindacato della scuola Anief. Il Governo italiano deve rispondere entro il 15 novembre alle osservazioni dell’associazione sindacale, riconosciuta dal Comitato Europeo dei diritti sociali come rappresentativa delle istanze del personale docente e Ata, per la sua ripetuta violazione della Direttiva 1999/70/ UE ribadita dalla Legge 107/15 cosiddetta Buona scuola e delle sentenze della SS. UU. della Cassazione (22552 e ss. 2016). 

La decisione che ne scaturirà sarà vincolante per le autorità nazionali ai sensi della Carta sociale europea. Trovano quindi credito le tesi dei legali del giovane sindacato che hanno sottolineato come a differenza del settore privato nel pubblico impiego, e in particolare nella scuola, dopo 36 mesi di servizio a tempo determinato in assenza di ragione oggettive non sia consentita la conversione del rapporto di lavoro, ma addirittura l’espulsione dallo stesso mercato del lavoro.

Per tutti questi motivi, il sindacato si è rivolto al giudice transnazionale, attraverso un reclamo ad hoc. Esaminato il caso, il Comitato UE ha prima rigettato la posizione del nostro Esecutivo e poi giustamente osservato che l’Italia ha ratificato la Carta il 5 luglio 1999, quindi è legata alle sue disposizione dal 1° settembre 1999: il reclamo quindi è motivato.

I tre anni di servizio a tempo determinato rappresentano una sorta di viatico, in presenza di abilitazione e posto libero: vanno considerati come soglia da considerare per l’assunzione a titolo definitivo. E non come blocco da imporre per scongiurare questo diritto” – ha commentato Marcello Pacifico presidente nazionale Anief. – È evidente che il comma 131 della Buona Scuola è stata creata appositamente per aggirare le direttive UE. Per le stesse motivazioni, sempre in Europa, abbiamo avviato la discussione della petizione presso il Parlamento Europeo, la presentazione del reclamo al consiglio d’Europa, ci siamo rivolti alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo e ora al Comitato Europeo dei diritti sociali. Inoltre, a livello nazionale stiamo valutando se impugnare la Circolare Miur 37381″.

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