Scuola, su didattica a distanza è scontro. Regioni: “No di Azzolina da irresponsabili”

"Dovremmo prendere esempio dalle scuole. A scuola ci sono regole, distanziamento, gel, mascherine" ha detto la ministra Azzolina

(Teleborsa) – “Abbiamo proposto al Governo la didattica a distanza per le scuole secondarie superiori per diminuire i picchi di utenza nelle grandi aree urbane. Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, in modo sbrigativo e irresponsabile, ha frapposto un netto diniego”. Questa la posizione trapelata dalla Commissione Trasporti della Conferenza delle Regioni in merito alla questione del trasporto pubblico. Un dibattito che nelle ultime ore ha assunto toni sempre più accesi.

“Spiace che qualcuno pensi che gli studenti e le studentesse possano essere sacrificabili. La scuola ha dato tanto, abbiamo lavorato tutta l’estate per riportare gli studenti in presenza”, ha affermato Azzolina a DiMartedì su La7, rispondendo agli attacchi . “Stiamo ultimando il monitoraggio sui contagi a scuola sulla quarta settimana. C’è poca crescita, il tendenziale – ha proseguito il Ministro – è lo stesso delle settimane precedenti. Con questi dati dovrei lasciare gli studenti a casa? Dovremmo prendere esempio dalle scuole. A scuola ci sono regole, distanziamento, gel, mascherine. Nella giornata di uno studente è il momento più sicuro. Ho chiesto i test rapidi per le scuole, non possiamo bloccare una classe per un raffreddore. Che per quanto riguarda i trasporti, con autobus e metro pieni, si viva una situazione complessa e che ci siano delle criticità è evidente, ma – ha concluso Azzolina – la soluzione non è certo lasciare gli studenti a casa. Si lavorerà sui trasporti e si troverà una soluzione“.

Sulla stessa linea il ministro della Salute Roberto Speranza. “Le scuole sono una priorità assoluta del Paese e io penso che in questo momento dobbiamo impegnarci ed essere coerenti rispetto alle regole che abbiamo impostato per tenerle aperte” ha affermato Speranza commentando l’ipotesi avanzata da alcune regioni di far tornare gli studenti più grandi delle superiori alla didattica a distanza, per trovare una soluzione al problema del trasporto pubblico.

A porre per primo la questione è stato il presidente della regione Veneto, Luca Zaia. “Se è vero lo scenario che prefigura il governo, anche se in via prudenziale, non possiamo non pensare di mettere in sicurezza anche il mondo della scuola. Quindi io, con il massimo rispetto e in punta di piedi, ho posto la questione. Tanto che ne ho parlato nella sede più corretta, con i colleghi governatori la cui reazione è stata assolutamente positiva” ha affermato Zaia spiegando, in un’intervista al Corriere della sera, il senso della sua proposta per organizzare la didattica a distanza nelle scuole. “Con la chiusura delle scuole sono andate in tilt le famiglie che hanno figli minori. Allora – ha aggiunto – perché non valutare in via preventiva un eventuale piano per fare formazione a distanza alternata a lezioni in presenza con i ragazzi più grandi, dai 16 anni in su? Parliamone ora perché serve il tempo di mettere a punto anche tutta la parte tecnologica: si chiama programmare e ottimizzare. Ricordo che le linee guida sulla scuola elaborate a luglio dal Veneto, in seguito mutuate da tutte le Regioni italiane, prevedono già anche la didattica mista in presenza e a distanza. Quindi non c’è nessun reato di lesa maestà. Alla ministra Azzolina dico che l’apertura delle scuole è un must per tutti noi, lo dice uno che si è battuto per le riaperture”.

Nel dettaglio la proposta di Zaia prevede una Dad alternata pensata in maniera organica ed effettuata a rotazione, uno o due giorni la settimana, per le classi terze, quarte e quinte delle superiori. “Questo – continua Zaia – diminuirebbe la pressione sui mezzi di trasporto ma aumenterebbe anche i metri cubi d’aria a disposizione a scuola. E poi chi ci vieta che il cinema in città possa essere attrezzato per la formazione a distanza? Lo si fa già per le università. Ci vuole anche un po’ di creatività”.

Una proposta, quella di Zaia, che tra i contrari annovera anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli e il governatore dell’Emilia Romagna e presidente della conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini. Il primo sempre sul Corriere della Sera definisce l’ipotesi dad “una sciocchezza” affermando che “la scuola si fa in presenza” e “si può fare la didattica a distanza solo se ci dovesse essere un lockdown generale. Altrimenti è fonte di iniquità e mette in difficoltà studenti e famiglie”. Sono Comuni e Regioni, per Giannelli, a dover provvedere a “mettere in sicurezza il trasporto pubblico” non la scuola a limitare le presenze. “Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la didattica in presenza – gli fa eco dalle pagine di Repubblica Bonaccini –. L’idea – spiega – è stata ipotizzata legittimamente da alcune Regioni come rimedio estremo qualora il governo avesse deciso di ridurre la capienza attualmente prevista per i mezzi di trasporto pubblico. E io, come presidente della Conferenza, avevo il dovere di sottoporla al governo. Nella cabina di regia, però, il governo non ha neppure toccato l’argomento della Dad. E quindi la questione non si è posta. Resto convinto che dobbiamo fare tutto il possibile per salvaguardare la didattica in presenza. Prima di rimettere i ragazzi a casa va esperita ogni altra possibilità”.

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