Scuola, Regionalizzazione: il progetto di Legge continua a destare perplessità

(Teleborsa) – No dei sindacati della scuola alla regionalizzazione, ricordando che gli stipendi dei docenti italiani sono una prerogativa di carattere nazionale, inglobati in un contratto di categoria unico: non si possono regionalizzare, né ricondurre all’interno di discriminanti gabbie salariali, che andrebbero a danneggiare il personale meritevole sulla base della collocazione territoriale e non rispetto al lavoro profuso.

Il progetto di Legge, non presente nella sezione Scuola del Contratto di Governo in carica, ma che la Lega vorrebbe imporre al più presto in Consiglio dei Ministri e approvare celermente, senza modifiche, anche presso le due Camere, continua a destare molte perplessità in seno agli altri partiti.

Tra i parlamentari pentastellati più critici, figura l’on. Luigi Gallo, presidente della Commissione Cultura della Camera, il quale oggi, in un’intervista ad Orizzonte Scuola, ha detto che “l’autonomia si può realizzare in tanti modi”, ma di sicuro “il M5S non permetterà un progetto che aumenti le disuguaglianze sociali e territoriali”. Perché, ha spiegato, “ogni territorio può avere la sua ricetta per far vincere tutti gli italiani ma questo non deve essere un ostacolo alla creazione di un fondo nazionale per garantire a tutte le regioni di raggiungere i livelli minimi essenziali per tutti per asili nido, mense scolastiche, trasporto per disabili ed altro”. Gallo ha quindi insistito sul “bisogno di riconoscere la dignità della professione docente anche dal punto di vista salariale”, a livello nazionale. “Su questo – ha aggiunto -, c’è la piena disponibilità del M5S a trovare soluzioni e c’è stato un impegno importante del Presidente Conte per garantire un aumento stipendiale significativo che io vorrei che fosse di 3 cifre. Poi è anche vero che mi scrivono tanti insegnanti del Nord che invece – ha concluso – sono preoccupati dalla regionalizzazione e che ci chiedono di fermarla”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, approvare la regionalizzazione significherebbe tornare indietro di cento anni. Senza più garanzie sul salario minimo e anche sull’orario e i carichi di lavoro, oltre che sulla libertà d’insegnamento. Perché ogni regione potrebbe imporre la sua linea localistica, sganciandola dall’unitarietà nazionale che è oggi garanzia di un’offerta formativa di qualità e senza intromissioni di parte.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Scuola, Regionalizzazione: il progetto di Legge continua a destare&nbs...