Scuola, precari assunti: perché il Miur fa valere solo parte delle supplenze?

(Teleborsa) – Sono ormai innumerevoli le sentenze dei tribunali del lavoro che riconoscono in toto il diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera, computando per intero il servizio svolto durante il precariato, e dando torto alla tesi del Miur che limita ai primi anni la validità integrale delle supplenze: l’ultima espressione in questo senso è arrivata dal giudice del Lavoro di Marsala che esaminando il caso di un lavoratore della scuola, tutelato dai legali Anief, ha riscontrato la violazione della normativa comunitaria da parte del Ministero dell’Istruzione. Nella sentenza si legge, infatti, che “le limitazioni imposte dall’art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 in ordine alla piena riconoscibilità del servizio prestato prima dell’immissione in ruolo rispetto a quello successivo confliggono insanabilmente con il principio di non discriminazione stabilito a livello europeo dalla direttiva 1999/70/CE”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, alla luce di questa ennesima espressione del giudice, si dice sempre più convinto che “la normativa italiana deve essere disapplicata, in ossequio al principio di non discriminazione sancito dalla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE e, fino a quando il Miur non prenderà coscienza della necessità di una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, il nostro sindacato continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera. Rientrano in questa casistica anche coloro che hanno svolto servizio nelle scuole paritarie, per i quali l’associazione sindacale autonoma ha promosso un ricorso ad hoc. In ballo, infatti, c’è il conseguente immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a termine”.

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