Scuola: modalità e scadenze per andare prima in pensione. Ma a beneficio di pochi, troppo alto il prezzo

(Teleborsa) – Le deroghe ai requisiti Monti-Fornero, contenuti in una doppia Circolare pubblicata dal Miur nelle ultime ore, riguardano diverse opzioni di anticipo pensionistico: per l’opzione donna, la domanda di dimissione deve essere presentata utilizzando la procedura web Polis istanze on line che sarà resa disponibile dal 27 gennaio al 28 febbraio. Per l’ottava salvaguardia degli esodati, rivolta a chi è in congedo per assistere figli con disabilità grave, è possibile presentare la candidatura presso l’Ispettorato territoriale entro il 2 marzo; solo successivamente, sarà comunicato se si rientra in questa categoria.

Per quanto attiene invece l’Ape (Anticipo PEnsionistico), il Ministero dell’Istruzione fa sapere che non sono ancora stati varati i decreti attuativi con le indicazioni per poter accedere all’anticipo pensionistico e sarà quindi necessario attendere tali direttive. Per tutti, in ogni caso, la riduzione dell’assegno di quiescenza è assicurata.

“Siamo all’assurdo – commenta Marcello Pacifico Presidente Anief e Segretario Cisal – perché l’importo della pensione deve necessariamente corrispondere ai contributi versati in una vita lavorativa”. 
 
I recenti eventi sismici e meteorologici hanno indotto il Miur a prorogare dal 23 gennaio al prossimo 13 febbraio la scadenza per la presentazione della domanda di dimissioni volontarie del personale scolastico attraverso le istanze on line. 
 
La pensione di anzianità, quest’anno, potrà essere concessa ai lavoratori uomini con 42 anni e 10 mesi di contributi e alle lavoratrici con 41 anni e 10 mesi; per quella di vecchiaia, invece, il via libera si realizzerà solo a 66 e 7 mesi di età anagrafica. L’elenco delle eccezioni è in apparenza lungo: sono state attivate l’opzione donna, la nona salvaguardia esodati e le categorie di lavori usuranti e precoci che hanno accesso alla cosiddetta Ape Social.

L’aspetto economico risulta, tuttavia, essere un aspetto dolente: sono tanti i sacrifici che vengono richiesti ai docenti e agli Ata (Personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) che hanno presentano anticipatamente domanda di pensione. L’opzione donna, ad esempio, prevede in media un taglio dell’assegno pensionistico anche superiore al 30 per cento e pure l’Ape non è da meno.

Uno degli emendamenti presentati in Parlamento da Anief alla Legge di Stabilità era rivolto all’estensione della deroga Ape a tutti i docenti della scuola pubblica, prescindendo dal tipo di corso scolastico di appartenenza; non si comprende, poi, per quale motivo, le nostre istituzioni continuino a negare l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, senza alcuna distinzione di ordine e grado:

Eppure, per Anief-Cisal tutti i docenti devono avere la possibilità di fruire delle agevolazioni pensionistiche spettanti a chi svolge un lavoro usurante. Per chi ha almeno 35 anni di anzianità contributiva e oltre 63 anni e 7 mesi, c’è la possibilità di accedere all’Ape volontaria. Ma ad un prezzo a dir poco salato, visto che il lavoratore dovrà restituire per 20 anni, a partire da quando sarebbe dovuto andare in pensione secondo la Legge Fornero, tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo, a seconda della percentuale dell’assegno chiesta. 

Secondo Marcello Pacifico, “siamo all’assurdo, perché l’assegno di quiescenza deve necessariamente corrispondere ai contributi versati per una vita lavorativa. Lo ribadiamo: chiedere a chi ha lavorato 35 o 40 anni di privarsi di 300 o 400 euro su una pensione già penalizzata dal nuovo modello di calcolo contributivo introdotto dalla riforma Monti-Fornero, rappresenta secondo una provocazione bella e buona. Oppure solo fumo negli occhi”.

 

 

 

 

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