Scuola, flop delle chiamate veloci dei docenti. Pasticcio precari

Non ci sono abbastanza insegnanti per la scuola: la procedura di chiamata veloce avviata dal governo si è rivelata un flop. I motivi

Il nuovo sistema della chiamata veloce dei docenti che avrebbe dovuto dare linfa alle assunzioni nella scuola, si è rivelato un flop. La procedura che avrebbe consentito agli iscritti nelle graduatorie (GAE e vecchi Concorsi) di scegliere una Regione diversa da quella di iscrizione per accedere ai posti disponibili per il ruolo non ha prodotto i risultati sperati.

Secondo i numeri forniti da Marcello Pacifico, Presidente del sindacato della scuola Anief, il nuovo sistema ha fatto emergere solo 6.000 immissioni in ruolo rispetto ai più di 40.000 posti vacanti. Il problema principale? Il vincolo quinquennale che, proprio a decorrere da questo anno scolastico, obbliga i docenti immessi in ruolo a rimanere per cinque anni nella scuola assegnata, senza possibilità di chiedere trasferimento o assegnazione.

Chiamata veloce dei docenti, cos’è

La nuova procedura consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni, di poter presentare domanda in un’altra Regione dove ci sono posti disponibili per ottenere prima la cattedra a tempo indeterminato.

Chiamata veloce, flop di domande

I dati non definitivi che arrivano dalle diverse regioni mostrano i segni evidenti di un insuccesso, in qualche caso pressoché totale: nel Lazio 3 domande per oltre 500 posti disponibili; 54 in Veneto e 56 in Lombardia.
“Sulle annunciate 19.499 immissioni in ruolo in Lombardia, i nuovi insegnanti che hanno ottenuto la nomina sono solo circa 4 mila (il 21%) e solo 56 le domande di docenti provenienti da altra regione” riporta la Cgil.
“Ciò non significa che mancano gli insegnanti, ma vuol dire che molti insegnanti non hanno voluto trasferirsi in un’altra Regione, dove dovranno rimanere 5 anni con il blocco della mobilità, lontano dai figli e dai familiari”, ha spiegato Marcello Pacifico, Presidente del sindacato della scuola Anief, parlando di un “paradosso” dell’Italia.
“Abbiamo degli insegnanti – ha sottolineato – che da anni insegnano nel proprio territorio, ma restano precari, perché quei posti non vengono liberati per le immissioni ruolo e poi si pretende che facciano domanda nella graduatoria di un’altra regione”.

Chiamata veloce, pesa il blocco dei 5 anni

A pesare sul mancato decollo della call veloce è stato dunque il blocco dei cinque anni nella provincia di destinazione (anche questa nuova regola per garantire agli alunni la continuità didattica).
“Una possibile motivazione di ciò è legata alla norma di Legge, piovuta dall’alto senza accordo sindacale su tale materia, che vincola per cinque anni i docenti nella provincia e nella scuola assegnata senza dare possibilità di muoversi, anche solo per un anno, alle persone con situazioni famigliari quali presenza di bambini piccoli e in età scolare o presenza di famigliari disabili”.

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