Scuola, docenti in movimento: fenomeno destinato a crescere

(Teleborsa) – Fare l’insegnante in Italia è una scelta nobile, ma che può portare molto lontano da casa: lo sanno bene i 20.000 docenti precari che in occasione dell’ultima apertura delle Graduatorie ad Esaurimento si sono spostati dal Sud al Centro-Nord; ma anche gli 8mila di ruolo che nel 2015 hanno ottenuto il trasferimento dal Centro-Nord al Sud per avvicinarsi alla terra d’origine. I dati, diffusi oggi, sono contenuti nel ‘Rapporto 2017 sulle migrazioni interne in Italia’, un volume dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche che verrà presentato il 7 novembre a Roma presso la sede centrale del Cnr.
Per i curatori del rapporto le migrazioni e il pendolarismo del personale docente nelle scuole italiane rappresentano “un fenomeno sociale importante e radicato nel tempo”.

Per “i docenti non di ruolo le zone di maggiore emigrazione sono risultate Basilicata, Sicilia e Campania, mentre le regioni più attrattive sono Toscana, Piemonte e Lazio: il flusso più consistente va dalla provincia di Napoli a quella di Roma, e dalla Sicilia verso le zone di Milano e Torino. Le province dove l’impatto degli insegnanti migranti è risultato più forte sono state Bergamo, Bologna, Reggio Emilia, Asti e Alessandria”: rimane poi in vita il “pendolarismo quotidiano con partenza notturna degli insegnanti che si muovono dalle province di Napoli e Caserta per andare a Roma, dove si recano per una supplenza anche solo giornaliera”.

La distanza media percorsa dai docenti precari di Palermo e Catania è di 788 e 854 Km, con Milano e Torino come destinazioni preferite. La distanza media dei docenti precari della provincia di Napoli che si iscrivono alle graduatorie fuori regione è 523 Km, con Roma, Firenze e Milano come destinazioni preferite. Nell’87% dei casi a muoversi sono le donne.

Considerando che i dati si fermano al 2015, le prossime rilevazioni conterranno certamente percentuali di spostamenti ancora maggiori, dichiara l’Anief. Basti pensare ai 9mila assunti con la Fase B della Buona Scuola, i quali, sebbene avessero lustri di precariato alle spalle, sono stati “sbattuti” fuori provincia e regione, pur in presenza di posti liberi vicino casa.
 
Con l’ultima riforma, la Legge 107/2015, i nostri candidati docenti sono diventati delle ‘pedine’ in mano all’amministrazione: perché pur essendoci dei posti vacanti, continuando ad essere collocati nell’organico di fatto, le vacanze maggiori, utili alle supplenze al 31 agosto e anche alle immissioni in ruolo, risultano concentrate in alcune regione – ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – . C’è anche chi ha detto no a questo ricatto. Ma lo ha pagato a caro prezzo, rimanendo quasi sempre precario e collocato in province avare di disponibilità di cattedre. È ora di finirla: sarebbe bene che uno dei primi provvedimenti normativi del nuovo prossimo Governo sia proprio quello di cancellare le assunzioni coatte fuori provincia. Oltre a far confluire sull’organico di diritto circa 80mila posti, di cui la metà di sostegno oggi congelati su quello di fatto, proprio per evitare che vadano alla mobilità e alle assunzioni a tempo indeterminato.

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Scuola, docenti in movimento: fenomeno destinato a crescere