Scuola: aumentano posti liberi di docenti e Ata, ma vanno solo a precari

(Teleborsa) – A seguito dei pensionamenti con Quota 100, si liberano ancora 20 mila cattedre e unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario: peccato che andranno in supplenza e non alle immissioni in ruolo.

A chiedere i motivi di tale incongruità, considerando che i numeri sui pensionamenti anticipati erano noti da diversi mesi, è adesso anche la senatrice Simona Malpezzi (PD), che ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto di questa scelta al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “La senatrice – riporta Orizzonte Scuola – punta il dito sul fatto che mentre questo Governo trova i soldi per mandare in pensione i docenti con Quota 100 non trova i soldi per sostituirli con i docenti precari, facendo proliferare il fenomeno delle supplenze e non assicurando il corretto avvio del prossimo anno scolastico”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief “sui precari della scuola si sta realizzando l’ennesima operazione di superficialità e di pressappochismo. Preso atto dei numeri straordinari che compongono oggi il precariato dei docenti – 64 mila posti liberi indicati dal ministero dell’Istruzione, a cui ne vanno aggiunti oltre 50 mila di sostegno in deroga e decine di migliaia collocati inopinatamente su organico di fatto – servivano azioni straordinarie. Le quali non possono limitarsi all’avvio di concorsi riservati, al 30 per cento dei supplenti storici, e l’avvio dei Pas abilitanti, il cui decreto potrebbe uscire in settimana, che non portano da nessuna parte”.

“A meno che non si decida, questo sì che sarebbe risolutivo, di riaprire le GaE a tutti gli abilitati, come è stato fatto senza troppi problemi nel 2008 e nel 2012, attraverso l’approvazione di un decreto urgente. Ostinarsi a dire no a questa operazione – continua Pacifico –, oltre che opporsi alla stabilizzazione di chi ha svolto almeno 36 mesi di servizio e si ritrova bloccato in seconda fascia d’istituto senza prospettive di assunzioni a tempo indeterminato, rappresenta l’errore capitale di una gestione della scuola perfettamente in linea, sinora, con quelle pessime degli ultimi anni: una gestione che lascia i lavoratori con l’amaro in bocca e gli alunni con una offerta formativa fortemente discontinua, oltre ai tribunali ancora una volta presi d’assalto per via dei tanti che non si rassegnano alle ingiustizie crescenti”.

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