Salario minimo: il no di Confindustria e Sindacati. Scetticismo dell’OCSE

"Può essere strumento utile di lotta alla povertà ma può rivelarsi non molto efficace se non integrato con altri interventi"

Dopo il Reddito di Cittadinanza, i Cinque Stelle provano a issare un’altra bandiera, quella sulla retribuzione minima per legge. Partiamo come sempre dalle cifre:  circa tre milioni di lavoratori, ossia più di uno su cinque, guadagna meno di 9 euro lordi l’ora, ossia la soglia che i grillini vorrebbero fissare come salario minimo. Un livello base che, se  introdotto, comporterebbe un aumento di stipendio annuo di più di mille euro, 1.073 per la precisione, ma allo stesso tempo anche un aggravio di costo per le imprese pari a circa 3,2 miliardi. Un conto che salirebbe ancora in maniera sostanziosa se il riferimento fosse quello dei 9 euro netti, come prevede l’analoga proposta del Pd.  Ed è proprio su questi numeri che si gioca la nuova battaglia.

Intanto Di Maio va in avanscoperta: “Il salario minimo non è una prova di forza, non è un ricatto. Il salario minimo garantito è un diritto che in Italia ancora (e colpevolmente) manca”. Così su Facebook il ministro dello Sviluppo economico, che ha aggiunto che “su questo anche alcune sigle sindacali sono d’accordo” precisando anche che “torneremo a sederci intorno a un tavolo nei prossimi giorni per discutere nel dettaglio questa importante proposta di legge”.

L’Istat fa i conti: chi guadagna meno di 9 euro – Secondo i dati resi noti dall’Istituto di Statistica, i rapporti di lavoro con retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi l’ora si concentrano tra gli apprendisti (59,5%) e gli operai (26,2%), nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (27,1%), del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (34,3%) e nelle altre attività di servizi (61,6%), tra le donne (23,1%) e tra i giovani sotto i 29 anni (32,6%).

Discorso a parte per quanto riguarda il lavoro domestico, settore in cui quasi tutti i lavoratori, sempre secondo l’ Inps, percepiscono un salario orario inferiore a 9 euro: circostanza che dovrebbe indurre il legislatore a considerare “le oggettive caratteristiche del settore, anche allo scopo di evitare il rischio di pericolose involuzioni che possono portare all’ espansione del lavoro irregolare”. La tendenza, infatti, è sotto gli occhi di tutti: tra il 2012 e il 2017 il numero dei lavoratori regolari nel settore domestico è diminuito del 15%, passando da 1,01 milioni a 864.526 unità.

IL NO DELLE IMPRESE Tutti d’accordo? Ovviamente no. Secondo Confindustria 9 euro l’ora è un livello fuori dalla realtà, perché, ha spiegato Pierangelo Albini, direttore dell’area lavoro, i minimi di retribuzione fissati ai livelli più bassi dai contratti di lavoro “si aggirano sui 7,5 euro lordi”. Anche le altre associazioni delle imprese ritengono insostenibile un minimo di 9 euro. “Salterebbe il sistema”, commenta Confapi. 

Anche l’Ocse mostra un certo scetticismo facendo notare che la misura “può essere uno strumento utile di lotta alla povertà” ma “può rivelarsi non molto efficace se non viene integrata con altri interventi”.

Ocse: “A 9 euro salario minimo tra i più alti” – In Commissione Lavoro al Senato anche l’Ocse, che attraverso l’economista Andrea Garnero fa notare che se si introducesse un salario minimo orario a 9 euro lordi sarebbe “tra i più elevati dell’area Ocse vicino a quello tedesco” ma l’economia italiana “è bene lontana da quella della Germania”. Garnero ha quindi aggiunto che un salario orario medio di 9 euro sarebbe il più elevato tra i paesi Ocse per potere d’acquisto, a livello del Lussemburgo.

Sulla carta in Parlamento c’è un’ampia maggioranza favorevole all’introduzione della retribuzione minima per legge. Ma non tutti sono d’accordo. Anzi: in tanti richiamano alla necessità di puntare su riforme durature.

La norma, infatti, deve destreggiarsi tra due esigenze di segno opposto: un salario minimo troppo alto potrebbe scoraggiare la domanda di lavoro o rappresentare un incentivo al lavoro irregolare. Per contro, un salario minimo troppo basso, finirebbe per non garantire condizioni di vita dignitose.

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