Salario minimo “è indispensabile”: la proposta del ministro Catalfo

L’introduzione di un salario minimo è “indispensabile”, i benefici superano gli svantaggi per le imprese

L’introduzione di un salario minimo è “indispensabile”. Così la ministra Nunzia Catalfo, in audizione in Commissione Lavoro sulla proposta di direttiva europea sui salari minimi.

“La garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori – ha spiegato la ministra del Lavoro – favorirebbe senz’altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, più equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche i termini di gender pay gap”.

“Anche per mitigare l’impatto dell’introduzione del salario minimo sul costo del lavoro in taluni settori, sarebbe opportuno adottare ulteriori misure che incentivino la contrattazione collettiva a fissare salari dignitosi e fungano da sostegno per le imprese. Si potrebbe pensare, ad esempio, alla detassazione, per un certo periodo, degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, così da determinare un progressivo allineamento dei minimi retributivi all’importo del salario minimo”.

In tal modo – aggiunge- si introdurrebbe una valida misura di sostegno per le imprese, garantendo al contempo un miglioramento delle condizioni dei lavoratori, accrescendo la dignità e il valore del lavoro prestato ed eliminando i fenomeni di dumping salariale e di concorrenza sleale tra le imprese”.

L’introduzione di un minimo salariale, infatti, ammette Catalfo, “potrebbe comportare, almeno in una prima fase, un incremento dei costi del lavoro per le imprese, specialmente per quelle rientranti nei settori in cui attualmente si applica un trattamento retributivo non adeguato” anche se i rischi connessi “sembrano tuttavia contenuti”.

In base agli studi condotti dalla Commissione europea, infatti, riferisce sempre Catalfo, l’aumento dei costi del lavoro verrebbe infatti in gran parte compensato da un incremento dei consumi da parte dei lavoratori a basso salario, così da sostenere la domanda interna. Inoltre, sempre in base alle richiamate stime dell’Ue, l’eventuale impatto negativo sull’occupazione sarebbe di scarso rilievo, rimanendo nella maggior parte dei casi al di sotto dello 0,5% del tasso di occupazione totale”.

In definitiva, dunque, ribadisce Catalfo, ” i benefici di un intervento normativo supererebbero decisamente gli svantaggi e tali benefici sono raggiungibili solo attraverso un atto di regolazione sovranazionale”.

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