Salario minimo: aumenti automatici in caso di disdetta anticipata o mancato rinnovo

Un emendamento del M5S prevede un aumento delle retribuzioni per i contratti scaduti

Tutelare i lavoratori adeguando le loro retribuzioni. Con un emendamento al disegno di legge sul salario minimo, il Movimento 5 Stelle vuole introdurre gli aumenti automatici degli stipendi per i contratti scaduti.

Secondo la norma, in caso di disdetta anticipata o di mancato rinnovo del contratto di lavoro, le retribuzioni vanno aumentate calcolandole sulla base delle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione europea (Ipca), come rilevato l’anno precedente.

In questi casi, le retribuzioni minime sono incrementate annualmente, dal diciottesimo mese successivo alla scadenza o alla disdetta del contratto, tenendo conto dell’indice dei prezzi al consumo Ipca, al netto dei valori energetici. Un provvedimento da applicare ai contratti di lavoro scaduti o in disdetta anticipata nel privato e che non vale per i contratti della pubblica amministrazione. Di fatto, si introdurrebbe per legge un sistema di indicizzazione automatica per i contratti di lavoro.

Il disegno di legge sul salario minimo vuole introdurre la paga base di 9 euro lordi all’ora per tutti. Con l’emendamento che prevede l’aumento automatico si vogliono tutelare le retribuzioni dei lavoratori in caso di disdetta anticipata e unilaterale del contratto da parte dell’impresa e nei casi di mancato rinnovo contrattuale. In questo modo, il lavoratore continuerà a percepire la retribuzione stabilita dal contratto e il suo adeguamento annuale secondo l’indice dei prezzi al consumo europeo fino a che non sarà rinnovato il contratto.

L’emendamento, poi, prevede che se dovesse mancare un contratto collettivo da applicare al rapporto di lavoro, il trattamento economico del lavoratore sarà quello previsto dal precedente contratto, sempre fino al suo rinnovo.

Il testo del disegno di legge sul salario minimo è ancora fermo alla commissione Lavoro del Senato e per l’approvazione è stata fissata una nuova scadenza al 23 luglio. I tempi stringono e per rispettare il termine servirà un accordo politico tra i partiti di maggioranza. Il salario minimo garantito è una battaglia del Movimento 5 Stelle, mentre la Lega vorrebbe limitarne l’applicazione solo ai settori non coperti dalla contrattazione collettiva. Mentre la proposta del Movimento è più ampia e vorrebbe adeguare alla soglia dei 9 euro anche i minimi contrattuali. Questo avrà un impatto anche sui livelli superiori di inquadramento che andrebbero a loro volta aggiornati.

La nuova normativa del salario minimo porterà un aumento del costo del lavoro di 6,7 miliardi di euro secondo le stime dell’Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche). Anche per questo motivo Confindustria è contraria all’introduzione del salario minimo per legge, che vorrebbe invece lasciare alla contrattazione tra le parti.

Salario minimo: aumenti automatici in caso di disdetta anticipata o ma...