Robot: ecco come sarà il mondo del lavoro futuro

Si avvicina una nuova rivoluzione industriale, in cui i robot saranno i protagonisti diventando i nostri competitor più temibili sul lavoro

Nel 1999 uscì al cinema quello che divenne presto un film cult del genere fantascientifico “L’uomo bicentenario”; basata su due romanzi di Asimov, la pellicola racconta l’evoluzione della robotica nel prossimo futuro e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a vantaggio dell’uomo con l’obiettivo di aumentare l’efficienza. Lo fa attraverso la storia di Andrew, che da robot scopre sempre più il proprio lato umano, sperimentando emozioni, paure, amore.

Un futuro sempre più robotico, che forse per questo fa riscoprire il valore di quel che siamo:
semplici e imperfetti esseri umani.

Quelle previsioni che comparivano spesso nella pellicola (dai domestici alle infermiere robot) sembrano ora diventare sempre meno “previsioni futuristiche” ma situazioni molto vicine a noi. I robot fanno sempre più parte concreta del nostro futuro, basti pensare al lupo robot (che in Giappone sta spopolando) per allontanare gli animali selvaggi dalle coltivazioni. O all’hotel (situato sempre in Giappone) e gestito solamente da robot. E infine a Pepper, il robot che ha iniziato a fare il commesso in negozio.

Lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale sembra portare maggiori conseguenze nel mondo del lavoro, tanto che alcune previsioni parlano di impatti catastrofici sulla qualità di vita di dipendenti e operai.

Molto però dipende da come ci approcciamo ai cambiamenti e alle opportunità che lo sviluppo futuro ci offre.

Le previsioni statistiche parlano chiaro: i chatbot prenderanno il posto di milioni di operatori call center, gli aerei e le auto potrebbero presto guidarsi autonomamente. Già da decenni i robot affiancano gli uomini nel lavoro in fabbrica, operando nelle mansioni più ripetitive, ma ora possono fare di più: possono tagliare pomodori, cuocere hamburger, creare mattoni, costruire case in un tempo infinitamente inferiore a quello impiegato da operai umani. Possono insomma eseguire tutte quelle azioni che caratterizzano i lavori umani e costituiscono attualmente i competitor più appetibili e insieme temibili.

Secondo i dati della Federazione internazionale della robotica, nel settore manifatturiero, ci sono 74 unità robotizzate ogni 10.000 dipendenti, contro le 66 del 2015.

“L’Intelligenza artificiale sembra poi essere una grande minaccia per quei lavori poco qualificati e molto richiesti” afferma Bernard Louvat, manager della società tecnologica Nuance.

“Non penso che siamo ancora pronti a gestire questo problema.” continua Louvat. “Un assistente virtuale robotico è in grado di gestire il 60% -80% di tutte le conversazioni dei clienti senza che sia necessario l’intervento di un agente umano: cinque anni fa sarebbe stato il 30%”, afferma il manager. “I chatbot stanno sicuramente eliminando posti di lavoro”.

Anche la società di ricerca Gartner è della stessa opinione: alcuni loro dati prevedono che entro il 2020 l’85% delle domande riceverà una risposta da parte di assistenti virtuali robotici.
Grazie all’utilizzo del robot, le grandi aziende potranno risparmiare così tanto sui costi, da non pensare due volte: ma non si tratta solo di risparmio, sembra che i chatbot, apprendendo da tutte le conversazioni precedenti, imparino a trattare il cliente nel modo migliore possibile.

La grande multinazionale Accenture ha intervistato i suoi dirigenti: l’81% ritiene che entro due anni l’Intelligenza artificiale lavorerà accanto agli umani come “un collaboratore e consulente fidato”.

Secondo poi un recente rapporto del McKinsey Global Institute, quasi i due terzi dei posti di lavoro potrebbero avere un aumento di almeno il 30% delle attività automatizzate entro il 2030: significherebbe modificare la vita di 800 milioni di dipendenti.

Tuttavia potrebbe non essere così negativo: McKinsey ritiene, come molti altri studiosi, che la nuova tecnologia si occuperà del lavoro più “faticoso” e permetterà agli umani di occuparsi di quel che più gli piace in ambito creativo e innovativo. Questa sarebbe una grande opportunità per il genere umano, quella di portare avanti il progresso riducendo al massimo i costi.

Come prima della rivoluzione industriale nessuno avrebbe immaginato le migliaia di nuove attività lavorative nate grazie alla tecnologia e al progresso, così probabilmente avverà con la rivoluzione robotica.

L’automazione robotizzata dei processi, eliminerà la necessità per il personale di svolgere attività noiose, ripetitive, ma cambierà in meglio il tipo di lavoro, liberando potenziale e creatività del personale umano, perché evita loro di dedicarsi ad attività improduttive.

Ciò non significa che sarà tutto semplice: quando posti di lavoro scarsamente qualificati non saranno più disponibili, le persone dovranno imparare nuove abilità per compensare e trovare un nuovo impiego.

“Questo richiede a tutti noi di concentrarsi sulla riqualificazione”, afferma Ian Barkin, co-fondatore di Symphony Ventures che si occupa di automazione robotizzata dei processi per grandi clienti. “C’è un bisogno urgente di riformare l’istruzione: le persone hanno bisogno di imparare il pensiero progettuale, la creatività, l’analisi, la programmazione.”

Se sarà un disastro o un’opportunità lo scopriremo presto; quel che ora si può fare è investire nella formazione e imparare ad adattarsi, che sembra essere la risorsa più utile per il nostro futuro prossimo.

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