Ripartono due colossi dell’economia italiana: salvi 1.900 lavoratori

Grazie a un intervento straordinario del MISE, due storici marchi operanti nel nostro Paese verranno rilanciati: salvi tutti i posti di lavoro

In questo agosto torrido, e in piena crisi politica che ci condurrà al voto del 25 settembre (qui vi abbiamo parlato del nuovo Terzo Polo Renzi-Calenda, qui del programma del centrodestra e qui di quello del Movimento 5 Stelle), sul fronte lavoro arrivano invece delle buone notizie. La prima è che il tasso di disoccupazione in Italia non è mai stato così basso dal 1977. Da quando l’Istat ha iniziato a rilevare le statistiche sul lavoro, non si era mai registrato un numero così alto di lavoratori.

In un anno si sono avuti 400mila lavoratori in più, con un aumento dei dipendenti e una contrazione di autonomi e precari.A giugno, il tasso di occupazione ha raggiunto il 60,1%. Nell’Eurozona, il tasso di disoccupazione è ai minimi storici.

La seconda buona notizia è che il governo, nel decreto Aiuti bis, ha introdotto importanti novità in merito a congedo parentale, maternità e paternità, e non solo per i lavoratori dipendenti, ma anche per autonomi e professionisti (tutte le novità le trovate qui).

Un’altra novità importante riguarda due storici marchi operanti nel nostro Paese, e il destino dei loro lavoratori. Il primo si trova nel nord Italia, in Piemonte: si tratta di Conbipel, storica catena di abbigliamento astigiana, oggetto di una grande operazione di rilancio anche grazie al lavoro del Ministero dello Sviluppo economico.

Rinasce Conbipel

Conbipel è sorta nel 1958 a Cocconato d’Asti: da piccola attività artigianale divenne ben presto un’azienda leader nel confezionamento di capi in pelle di alta qualità, grazie anche ai celebri spot televisivi negli anni ’80 e ’90. Nel corso degli anni la produzione si è ampliata anche oltre il settore della pelletteria grazie all’introduzione della lavorazione del tessile e l’apertura di 180 negozi in tutta Italia.

Una delle grandi novità è anche alcuni contengono anche spazi per sfilate, e Conbipel rivoluziona la moda lanciando il format dei negozi per soli uomini.

Negli anni 2000 però le cose, come per tutta la filiera tessile a causa della concorrenza asiatica, si mettono male. Nel 2007 il marchio viene venduto a uno dei più importanti fondi di investimento americani, la Oaktree Capital Management di Los Angeles, per 200 milioni di euro.

Dopo anni di tentativi di rilancio finiti male, Conbipel cambia di nuovo proprietà nel 2019, quando il 62% di Oaktree Capital Management viene acquisito da Brookfield Asset Management, fondo canadese con sede a Toronto, per 4,7 miliardi di dollari: nasce così uno dei maggiori fondi mondiali di investimenti alternativi.

La nuova proprietà annuncia l’intenzione di rilanciare il marchio Conbipel con un piano quinquennale, ma nel 2020 presenta al tribunale di Asti domanda di concordato in bianco. Il tribunale nomina un commissario giudiziale per trovare nuovi investitori.

Dopo la fumata nera della società turca Cagla Tekstil che sembrava interessata al brand, Conbipel, che solo in Piemonte ha 433 dipendenti, viene messa in amministrazione straordinaria.

L’operazione del MISE per salvare Conbipel

Oggi, finalmente, grazie al MISE la società viene salvata e rilanciata. L’operazione consentirà di salvaguardare 1.200 posti di lavoro attraverso l’operatività di tutti gli attuali 167 punti vendita presenti sull’intero territorio nazionale. L’operazione è stata resa possibile proprio perché l’intervento punta a preservare i posti di lavoro la continuità di un’impresa nata nel 1958 e riconosciuta dal Ministero come marchio d’interesse storico nel settore del tessile.

L’azienda, in amministrazione straordinaria da gennaio 2021, chiude così un lungo percorso che la porterà a diventare una Newco finanziata con un totale di 7,8 milioni di euro, di cui 3,8 milioni dal Fondo Salva imprese del Mise, gestito da Invitalia, e 4 milioni da Eapparels Ltd, parte di un gruppo di società con a capo la Grow Capital Global Holdings.

La partecipazione del Fondo nell’investimento avverrà quindi con una quota di minoranza del 49% a supporto del partner privato, spiega il MISE.

“Con questo investimento su Conbipel vengono poste basi importanti per il rilancio di un altro storico marchio del settore dell’abbigliamento italiano che, oltre a poter contare su una rete radicata di negozi sul territorio nazionale e di competenze specializzate tra i lavoratori, potrà trovare nuove opportunità di valorizzazione delle produzioni anche sui mercati esteri”, ha commentato il ministro Giorgetti. “Gli strumenti a disposizione del Mise consentono di individuare le soluzioni più idonee per le imprese che si trovano ad affrontare momentanee difficoltà economiche finanziare”.

Il rilancio di Bosch Italia

L’altro colosso che vivrà un rilancio in Italia è il tedesco Bosch. Si è chiuso il 5 agosto presso il MISE l’iter di sottoscrizione dell’accordo che impegna Bosch a garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Bari per tutta la durata del piano industriale, almeno fino al 2027.

La Robert Bosch GmbH è un’azienda multinazionale tedesca, la maggiore produttrice mondiale di componenti per auto. Di proprietà per il 92% della Robert Bosch Stiftung, società di beneficenza, la maggior parte degli utili vengono reinvestiti in ricerca e sviluppo o donati a cause umanitarie.

La società nel 2018 ha in Germania 85 sedi con 139.400 dipendenti: con le circa 460 società filiali in 60 paesi nel mondo conta 409.900 dipendenti. Nel 2018 fatturava per 78,5 miliardi di euro, cifra più alta mai raggiunta.

In Italia, il Gruppo Bosch è presente con la filiale di Milano, la Robert Bosch S.p.A., 18 aziende controllate, 17 stabilimenti produttivi, tra cui appunto quello di Bari, e 3 centri di ricerca e sviluppo e occupa circa 6mila addetti. La presenza della multinazionale tedesca in Italia risale al 1908 quando fu fondata la prima storica filiale, ma l’espansione vera e propria nel mercato italiano inizò a partire dagli anni ’70 quando furono creati i primi stabilimenti.

Nell’ormai lontano 1972 l’azienda tedesca acquisì anche il controllo della Philco Italia, ceduta poi qualche anno dopo. Nel 2008 ha anche acquistato il marchio Freud (Frese Udinesi) dall’imprenditore Giampaolo Pozzo. Da molti anni Bosch è uno dei principali fornitori di componenti per il gruppo FCA. 

L’intervento del MISE per Bosch

In questa fase, grazie all’intervento straordinario del MISE, verranno effettuati investimenti pari a 31 milioni di euro, destinati a favorire lo sviluppo di nuove produzioni rispetto alla trasformazione in corso nel settore automotive e che consentiranno di salvaguardare l’occupazione di tutti i 700 lavoratori.

Una “buona soluzione che dà una prospettiva concreta di rilancio al sito di Bari, dove sono presenti idee e progetti innovativi da realizzare e competenze dei lavoratori da tutelare”, ha spiegato il ministro Giancarlo Giorgetti, che ha più volte sottolineato la necessità di far fronte agli impatti sociali della transizione verso l’elettrico nel settore automotive.

La Struttura per le crisi d’impresa del Mise, in sinergia con il Ministero del lavoro e le istituzioni locali, monitorerà la realizzazione dell’accordo mettendo a disposizione tutti gli strumenti per la riconversione e il rilancio industriale, e per la salvaguardia dei lavoratori.